Tesori di Napoli: Le statue equestri di Carlo III di Borbone e Ferdinando I delle Due Sicilie a Piazza Plebiscito

di Fabio Strazzullo

In Piazza del Plebiscito a Napoli, ben delineata nei suoi spazi da quattro costruzioni, la chiesa di San Francesco di Paola, il Palazzo Reale, il Palazzo Salerno ed il Palazzo della Foresteria, sono collocate due statue equestri raffiguranti l’iniziatore della dinastia, Carlo III di Borbone (1716-1788) insieme a quella di suo figlio Ferdinando I delle Due Sicilie (1751-1825), entrambe sopra basamenti in marmo e con lo sguardo rivolto verso il Palazzo Reale.

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La prima, di gusto squisitamente neoclassico fu realizzata dallo scultore Antonio Canova (1716-1822) con perizia tecnica ed abilità manuale. Monta su un destriero di razza Persano, che con dato reale viene rappresentato con la bocca aperta, respiro ansante e gli occhi dilatati, come se si fosse appena fermato da una corsa estenuante: il cavallo, inoltre viene avanti al passo sollevando la zampa sinistra anteriore. In questa statua, si è voluto imprimere, tramite il suo atteggiamento, una maestosità da imperatore romano ben saldo nella gualdrappa ornata di gigli e ben drappeggiati nella clamide, quasi a voler far rivivere l’antico. Di fatto, osservando attentamente la posa della statua, secondo i nuovi canoni dell’aulica monumentalità e nel contempo della naturalezza, sulla scorta di modelli classici più famosi, si può intravedere una somiglianza coi cavalli di San Marco a Venezia, col Marco Aurelio di Roma o coi due monumenti dei Balbo a Napoli per la loro identica posa maestosa e il volto solenne e idealizzato. Infatti, per via di ciò, a stento si riconosce il volto del sovrano.

 

La statua di Carlo di Borbone rivela, dunque tutta la maestria dell’artista e regge con la mano destra lo scettro, mentre con quella sinistra frena il cavallo.

Si sa che il cavallo con in groppa il sovrano, doveva avere invece ben altra figura, ovvero Napoleone Bonaparte (1769-1821), poiché l’opera originariamente fu commissionata a Canova nel 1806 dal nuovo re di Napoli e fratello dell’imperatore, Giuseppe Bonaparte (1768-1844). Canova, già anziano e per nulla amante del tema “monumento equestre”, accettò di realizzare due sculture. Era già pronto il modello in creta del cavallo nel 1807, quando a Giuseppe succedette Gioacchino Murat (1767-1815) e la commissione gli venne riconfermata, ultimando il colossale modello finale nel mese di aprile dell’anno 1810. Canova sarà a Napoli per la fusione in bronzo della statua nel 1813, ma è costretto ad arrestarsi con l’opera a causa dei rivolgimenti politici.

Ferdinando (1)

Riprende le trattative col suo fonditore di fiducia Francesco Righetti solo nel 1815 e il 15 dicembre dello stesso anno abbiamo testimonianza di un contratto per la fusione dell’opera, ratificato nel gennaio seguente. Il carteggio parla del prezzo complessivo di 175.000 scudi romani, dell’anticipo di 125,00 ducati, della scadenza di sette anni per il completamento del lavoro e della località dov’era situata la fonderia a San Giorgio a Cremano.

Carlo III

Nel 1816, tornato a Napoli Ferdinando IV (divenuto ora Ferdinando I delle Due Sicilie) s’incaricò Canova di cambiare il soggetto della statua da Napoleone a Carlo III di Borbone e di realizzare una seconda statua con la propria immagine di fianco a quella del padre, che presenta la stessa posa nel senso opposto che richiama il dipinto sul sepolcro di Giovanni Acuto (1320-1394) nel Duomo di Firenze realizzato da Paolo Uccello (1397-1475) e uno sguardo severo che sembra rivendicare la propria autorità su Napoli.

Così, nell’agosto del 1818 il modello per la figura del sovrano è terminato, mentre la sua fusione avverrà nel 1821. Lo stesso vale per il cavallo, che pronto nel 1818 verrà eseguito di getto nel 1820. Mentre il modello in gesso della statua fu collocato nel vestibolo dell’allora Real Museo Borbonico (oggi Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Purtroppo la seconda statua, non potendo essere eseguita per intero dallo scultore veneto a cagione della sua morte, solo il cavallo può essere attribuito a Canova mentre il re che lo cavalca fu scolpito dal suo allievo Antonio Calì (1788-1866), che vinse il concorso bandito nel 1823 e addirittura presentò alla prima Biennale borbonica del 1826 il busto di grandi dimensioni, per cui ricevette un premio ed un giudizio elogiativo dall’architetto Niccolini (1772-1850) “…attesta in massimo grado il genio del suo autore il quale mentre ha ingigantito le forme di quel ritratto ha saputo animarle e nobilitarle senza togliere loro la somiglianza con l’originale come appunto conviensi fare quando si vuol rappresentare un sovrano”.

Collage delle opere di riferimento

Le due statue in bronzo rischiarono seriamente di essere distrutte nel 1860, sull’onda emotiva delle truppe garibaldine in rivolta per la caduta dei Borbone. A questo punto della vicenda, che ha il sapore quasi di una leggenda, quando il popolo era in piazza intenzionato ad abbattere i due Borbone a cavallo, pare che un prete, salendo in cima ad una delle due statue, sia riuscito a convincere la folla che, in futuro, si sarebbero potute sostituire facilmente le teste con quelle di Garibaldi e del nuovo re d’Italia, ottenendo così di salvarle.

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