Un rimedio alla deperibilità dei pigmenti? Ci avevano già pensato i Maya

Di Laura Corchia

Con i progressi della scienza abbiamo imparato a controllare questi fenomeni ma, non tutti sanno che, già i Maya avevano messo a punto un sistema molto valido per preservare alcuni pigmenti, tra cui l’indaco.

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Si tratta di un colorante di origine organica che veniva protetto dagli agenti atmosferici attraverso un sistema molto semplice: una copertura di argilla trasparente.

Anche il preziosissimo  blu ultramarino o di lapislazzuli, di origine inorganica, riceveva il medesimo trattamento. Veniva immerso in una matrice protettiva trasparente.

Questa popolazione utilizzava per le proprie pitture un particolarissimo pigmento turchese che scomparve all’arrivo dei conquistadores. da allora si cerca di individuarne il segreto. Gli ingredienti sono noti, una creta particolare mescolata a una tintura ricavata dalla pianta d’indaco. Ma che cosa la rendeva inattaccabile dal tempo, e perfino da acidi e solventi? Solo all’inizio del 2013 è spuntato un indizio: forse il procedimento segreto consiste in lente e accurate variazioni di temperatura nel corso della fabbricazione.

 

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