Presenze funebri nei dipinti: come riconoscere un ritratto postumo

di Laura Corchia

Cieli tempestosi, alberi spezzati, tortore: chiari simboli funebri nei dipinti antichi. Se il mondo odierno è tutto concentrato sulla vita, quello del passato era alla costante ricerca di un contatto con ciò che non è più.

In moltissimi dipinti antichi possiamo scorgere elementi inquietanti e stranianti, rimando ad un evento funesto e doloroso. Questi elementi, solitamente, possono essere rintracciati alle spalle dei personaggi effigiati o nelle immediate vicinanze.

Tronchi spezzati si ritrovano ne Le tre età dell’uomo di Tiziano, L’allegoria della Virtù e del Vizio di Lorenzo Lotto, nel Ritratto di Cesare Borgia di Altobello Melone. In quest’ultima opera, in particolare, l’effigiato ha alle spalle un cielo buio e tempestoso e, accanto a due piccole figure, compare il tronco spezzato, simbolo della vita che si è conclusa.

Tiziano, Le tre età dell'uomo, 1512
Tiziano, Le tre età dell’uomo, 1512

Ne Le tre età dell’uomo di Tiziano, il tronco spezzato e privo di fronda è rappresentato in corrispondenza dell’uomo anziano che sorregge i due teschi. A destra è raffigurata la quieta innocenza dell’infanzia: due bambini dormono beatamente, vegliati e protetti da un amorino. A sinistra, la giovinezza è impersonata da una figura maschile nuda e da una fanciulla che impugna due flauti a becco.

Lorenzo Lotto, Allegoria della Virtù e del Vizio, 1505
Lorenzo Lotto, Allegoria della Virtù e del Vizio, 1505

Il tronco spezzato nell’Allegoria di Lorenzo Lotto non si riferisce invece alla morte dell’uomo, ma alla decadenza familiare: quella dei De’ Rossi di San Secondo, il cui stemma è raffigurato ai piedi dell’albero. L’arbusto presenta una particolarità: è per metà morto e per metà fiorente. A sinistra, un putto gioca con un gruppo di libri, di strumenti geometrici e musicali, mentre a destra un satiro ebbro è accompagnato dai simboli dell’intemperanza. Oltre all’albero, anche il paesaggio indica chiaramente la doppia via che assume il destino: una strada erta e luminosa percorsa da un putto alato a sinistra e, a destra, una nave che balena in burrasca.

Lorenzo Lotto, Ritratto di coniugi, 1524 ca
Lorenzo Lotto, Ritratto di coniugi, 1524 ca

Lorenzo Lotto dipinge anche un’altra opera che, per la particolare resa dello sfondo, può essere interpretata come un ritratto funebre. L’uomo e la donna raffigurati sono marito e moglie: in un gesto di intimità, infatti, lei appoggia una mano sulla spalla di lui. I due siedono all’interno di una stanza immersa nella penombra e alle loro spalle una finestra si apre su un paesaggio ventoso. Nel 1997, in occasione della mostra di Washington e Bergamo, è stata proposta una nuova lettura del dipinto: raffigurerebbe una donna da poco defunta accanto al vedovo. Il paesaggio tempestoso alluderebbe alla sofferenza dell’uomo. Contestualmente è stato proposto di identificare i due coniugi in Gian Maria Cassotti e Laura Assonica, defunta attorno al 1524. La donna indossa infatti una capigliatura che era l’emblema della famiglia Cassotti.

Piero di Cosimo, Ritratto di Simonetta Vespucci, 1480 ca
Piero di Cosimo, Ritratto di Simonetta Vespucci, 1480 ca

Tornando agli alberi spogli e secchi, un’altra opera che reca simboli funebri è il Ritratto di Simonetta Vespucci eseguito da Piero di Cosimo. La bellissima fanciulla era scomparsa nel 1476 e il ritratto fu dipinto nel 1480. L’effigie è rivolta verso la porzione di paesaggio arida e secca, chiaro rimando ad un tragico destino che si è già consumato. Le nuvole burrascose paiono concentrarsi attorno alla figura, contrastando con la pallida carnagione. A sinistra è raffigurato l’albero spoglio che, nell’iconografia rinascimentale è un simbolo di morte.

Sandro Botticelli, Ritratto di Giuliano de' Medici, 1478-1480 circa
Sandro Botticelli, Ritratto di Giuliano de’ Medici, 1478-1480 circa

La pelle pallida è una caratteristica che ritorna nel Ritratto di Giuliano de’ Medici di Botticelli che, ironia del destino, amava perdutamente Simonetta e le sopravvisse solo pochi mesi.

Giuliano è accompagnato da una tortora, animale che, con il suo malinconico canto, rievoca il pianto che segue dopo la morte. Le zampe poggiano su un ramo secco, metafora della vita perduta per sempre.

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