Natura simbolica in Andrea Mantegna: il caso de “La Madonna della Vittoria”

di Laura Corchia

La natura ha rappresentato per gli artisti di ogni periodo una fonte di ispirazione e un mezzo per comunicare messaggi ben precisi. Andrea Mantegna, in particolare, ha fatto un largo ricorso a numerosi elementi naturali per arricchire le sue opere: Santi e Madonne sono infatti inquadrati in rigogliose ghirlande di frutti, sapientemente distribuite su architetture di derivazione classica.

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Andrea Mantegna, Madonna della Vittoria, 1496

Uno dei dipinti più ricchi di simboli è la Madonna della Vittoria, dipinta nel 1496. L’opera raffigura una Sacra Conversazione, tema frequente nel Rinascimento: la Vergine col Bambino sono circondati da Santi, tra i quali riconosciamo, San Michele e San Giorgio. Inginocchiato è il committente, Francesco Gonzaga.

I personaggi sono collocati in una nicchia, costituita da un pergolato carico di frutti. Attraverso le aperture, si può scorgere il cielo solcato da nubi leggere. Arance, cedri, mele e zucche conferiscono vivacità cromatica all’intera composizione e si fanno veicolo di ben determinati significati, al pari degli eccelli rari presenti nella scena.

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In particolare, la mela è simbolo della tentazione, ma come addobbo festoso, rappresenta la speranza della redenzione. La zucca simboleggia la resurrezione. Il cedro è divenuto simbolo dell’incorruttibilità perché cresce su un albero notoriamente forte e resistente. La melagrana, frutto dell’abbondanza, è per i Cristiani simbolo di carità e dell’unità della Chiesa. La noce, per la durezza del guscio che protegge il frutto, è rappresentazione di corpo e anima. Il corallo era ritenuto un amuleto in grado di scacciare le presenze negative e la cornucopia è simbolo di abbondanza.

La bellezza dei frutti, lucidi e maturi, è una allusione allo splendore dello spirito della fede, mentre i pappagalli variopinti sono un attributo di Maria. Già conosciuto nell’antichità, il pappagallo era tenuto in gran considerazione per la sua straordinaria capacità di ripetere le parole. I bestiari medievali, sottolineando tale proprietà, sostengono che per tale ragione il volatile è estremamente “pulito” e vedono in lui, appunto, l’immagine di Gesù e della Madonna. Inoltre, era opinione diffusa che il suo verso più comune fosse “Ave”. L’animale, quindi, è divenuto simbolo mariano e come tale segno di purezza e di innocenza.

 

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