Il mito di Leandro ed Ero, quando l’amore sfida il destino

di Vanessa Paladini

Durante una festa in onore di Adone il giovane Leandro si innamorò della vergine Ero, sacerdotessa di Afrodite. I giovani risiedevano sulle rive opposte dell’ Ellesponto, Leandro ad Abido ed Ero a Sesto. Pur di incontrare l’amata Leandro attraversava a nuoto ogni notte lo stretto dei Dardanelli, guidato dalla luce di una lucerna accesa da Ero sulla cima della torre in cui ella viveva.  Quando giungeva l’inverno, Leandro continuava ostinatamente le sue traversate finchè, in una notte tempestosa, il  vento  spense il lume: il giovane in balia dei flutti e privo di orientamento, annegò. Nelle prime luci dell’alba Ero, che aveva atteso l’arrivo dell’amato invano tutta la notte, scorse dalla sua torre il corpo esanime di Leandro sulla spiaggia. In un impeto di dolore Ero si gettò dalla torre, unendosi a colui che aveva amato.

La storia venne romanzata per la prima volta dallo scrittore greco Museo ( V sec. d.C.) nella sua opera  “Le vicende di Ero e Leandro”  in 343 esametri.

“Venne l’Aurora ed Ero non vide lo sposo.  Allungava gli occhi da tutte le parti sul vasto dorso del mare, se mai riusciva a vedere il suo sposo vagare, dopo che s’era spenta la luce, e quando lo vide ai piedi della torre, morto, straziato  dagli scogli, si stracciò sul petto la bella veste e si gettò a capofitto dall’alta torre. Così Ero morì assieme allo sposo morto, e godettero l’uno dell’altra anche nell’ultima sorte.” (vv. 335- 343)

L’epillio di Ero e Leandro è stato apprezzato per intensità sentimentale, delicatezza di particolari psicologici e per la sua semplicità da numerosi artisti  soprattutto tra il 600 e l’800.

Tra i pittori del  600 vi è Domenico Fetti  (Roma 1589 circa – Venezia 1623) che nel 1622 realizzò un olio su tavola dal titolo “Ero e Leandro”, ora conservato a Vienna nel Kunsthistorisches Museum.

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Il giovane Leandro viene raffigurato oramai privo di vita tra le braccia delle Nereidi, le ninfe del mare. Accanto alla Nereide che ha tra le braccia Leandro,  si nota un amorino che sembra asciugarsi le lacrime. In lontananza, sulla sinistra della tavola, si scorge Poseidone mentre fugge su una conchiglia trainata da cavalli marini. Sulla destra invece  è rappresentata la disperazione di Ero in procinto di gettarsi ed annegare tra le acque ove giace l’amato.

Un quadro con una forte carica poetica è quello di Giulio Carpioni (Venezia 1613 circa – Vicenza 1678) , commissionato all’artista dal nobile vicentino Giovanni Caldogno e successivamente oggetto di restauro.

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“La morte di Leandro” , olio su tela custodito in una delle due sale dedicate a Carpioni a palazzo Caldogno, faceva parte di trenta opere, tutte eseguite tra il 1676 e il ’77. Carpioni,  idealizzò il lato romantico della vicenda, pur soffermandosi su aspetti naturalistici di grande presa emotiva.

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Il corpo privo di vita di Leandro sembra dormire un sonno profondo, sorretto dalle Nereidi.  Compare anche Poseidone con accanto ad un cavallo marino. Un enorme pesce sbalzato a riva, testimonia la violenza del mare. In alto, sfiorata da putti, una figura simboleggia l’Aurora. Il cielo grigio e la torre di Ero che si vede a malapena, sono oscure metafore.

Interessante e sicuramente unica è l’interpretazione del pittore inglese  Joseph Mallord William Turner (Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre 1851). Turner amante delle acque , delle burrasche e delle navi  venne  attratto dalla vicenda di Leandro ed Ero e la rappresentò,  nel 1837,  con un olio su tela dal titolo “Il congedo di Ero e Leandro”, ora collocato nella National Gallery di Londra.

Joseph Mallord William Turner - The Parting of Hero and Leander, 1837 at Tate Britain Art Museum London England

Nel dipinto Ero, sulla sua torre, tiene in mano due lucerne per guidare ed illuminare il percorso di Leandro mentre il mare, dai colori scuri e le onde alte, quasi si fonde con un torbido cielo che contiene delle nubi  opache color cenere.  Il pittore offre all’osservatore sia  la speranza accesa d’amore di Ero di rivedere il giovane che le ha rapito il cuore, tramite la luce delle fiaccole,  sia l’anticipazione del tetro destino, simboleggiato dall’ insieme di sfumature date a cielo e mare, che attendeva i due sfortunati  amanti.

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