L’Orologio Astronomico di Praga: il rintocco delle meraviglie

di Laura Corchia

A Praga lo chiamano Staroměstský Orloj (Orologio della città vecchia) e dal 1410 non smette di segnare lo scandire del tempo e delle stagioni. Dall’anno della sua costruzione, ne ha vista di gente passare in quella piazza, testimone di tante storie, di pezzi di vita che scorrono come un lampo.

Da seicento anni, ad ogni battito di ora, i dodici apostoli, guidati da Pietro, fanno capolino da una finestrella, preceduti da uno scheletro che tira una fune e capovolge la clessidra. Un gallo canta, la Vanitas si guarda allo specchio, un Turco scuote la testa, uno spilorcio soppesa la sua borsa e richiama la Cupidigia. Tutto è meraviglia, fascino e mistero.

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Secondo un’antica leggenda, l’orologio fu da un certo maestro Hanus, il quale fu in seguito accecato per ordine dei consiglieri della città allo scopo di impedirgli di creare altri orologi. Ricerche recenti invece hanno portato alla luce la vera identità dell’artefice: il maestro d’orologeria Mikuláš z Kadaň, coadiuvato dal matematico e astronomo Jan Šindel.

Il meccanismo riflette le concezioni astronomiche del tempo: la terra stava ferma al centro dell’universo e tutti i pianeti le giravano attorno. L’orologio non segna l’ora, ma le orbite del sole e della luna intorno al nostro pianeta. L’anello esterno, con i numeri arabi, indica l’antica ora boema, mentre per l’ora attuale occorre rivolgere lo sguardo all’anello interno. Un grande disco dorato in movimento indica il percorso del sole, mentre le fasi della luna sono indicate da una piccola sfera. I simboli delle costellazioni sono rappresentati su un anello più piccolo che indica la rotazione dei cieli stellati. Al centro del quadrante vi è invece la terra. Sul quadrante del calendario sono dipinte dodici scene che illustrano i mesi dell’anno con i relativi lavori.

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Secondo le fonti e le cronache, nel corso dei secoli questo stupefacente orologio fu oggetto di diverse riparazioni e di importanti restauri. Uno dei più incisivi fu attuato dopo la Seconda Guerra Mondiale, per riparare i danni di un incendio appiccato dalle truppe naziste.

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