L’occulta “Messa Nera” di Hieronymus Bosch

di Vanessa Paladini

I capolavori di Hieronymus Bosch  (ca. 1450 – 1516)  hanno sempre generato delle domande nell’ osservatore. Il “Maestro del mostruoso… scopritore dell’ inconscio” –secondo Carl Jung- si è sempre distaccato da altri artisti del suo tempo. Il  vero nome dell’ artista era Jeroen Anthoniszoon van Aken ed  il suo pseudonimo  lo trasse dalla località dove visse e lavorò, ovvero ‘s – Hertogenbosch (Paesi Bassi).  Le scarse notizie su di lui si trovano presso l’ archivio di ‘s – Hertogenbosch, nei libri dei conti della Confraternita della Nostra Diletta Signora.  La Confraternita di cui Bosch faceva parte era un’ associazione risalente al 1318 ed era legata al culto della Vergine. Uomini e donne, laici ed ecclesiastici indirizzavano le loro preghiere soprattutto al dipinto della Vergine, la Zoete Lieve Vrouw, famoso per guarigioni miracolose ed ubicato nella chiesa ove la Confraternita aveva una cappella.

Allegato 1 (bosch)

Bosch fra il 1489 e 1492 lavorò alla pala d’ altare per la cappella della Confraternita  e nei successivi anni  continuò la sua produzione artistica, creando disegni e decorazioni  per le vetrate della stessa.   Le credenze religiose del pittore rimangono avvolte da un alone di mistero poiché nella città in cui visse vi erano correnti spirituali diverse: quella cattolica abbracciava la Confraternita  della Nostra Diletta Signora e quella  eretica i “Fratelli e le Sorelle del Libero Spirito” o Adamiti – così detti  perché identificavano Adamo con Cristo e praticavano il loro culto in una nudità rituale onde resuscitare l’ innocenza del Paradiso Terrestre-.

Sicuramente, negli anni di attività intensa,  egli portò a compimento una delle sue più famose opere: il “Trittico delle Tentazioni  di Sant’ Antonio”  databile 1501 ca. e custodito attualmente al Museo Nacional de Arte Antiga  di Lisbona.

allegato 2 (bosch)

Bosch raffigurò di rado le azioni miracolose dei santi ed i martirii che tanto affascinavano il tardo Medioevo.  In nessun quadro però vengono rappresentati con tanta  incisività i pericoli della vita spirituale come in quello del santo eremita Antonio, tradizionale fondatore della vita monastica.  Il trittico di Lisbona offre, a chi lo osserva, una trattazione completa e complessa della storia del santo.  La storia di Antonio è raccontata da Atanasio di Alessandria (300 – 373) in “Vita di Antonio”  che descrive così il santo:  “Non gareggiava con i suoi coetanei  se non per apparire secondo nella pratica del bene. E faceva  questo senza urtare nessuno, ma in modo che anche gli altri ne gioissero. Così tutti gli abitanti del villaggio e i buoni, con i quali aveva rapporti, lo chiamavano amico di Dio (cf. Is 41,8); alcuni lo  amavano come un figlio, altri come un fratello”  .

Ma ciò su cui si concentra  Hieronymus  è individuabile negli episodi  riguardanti Satana ed Antonio.  In uno, in particolare, si unisce il momento della tentazione del Santo alla celebrazione di una  messa “oscura”.

allegato 3 (bosch)

E’ nel centro della tavola che l’ artista ha dipinto il volto e lo sguardo di Sant’ Antonio, rivolti verso l’ osservatore. La mano destra del Santo è levata verso il Crocifisso, come tacito giuramento. Egli è incorruttibile nei confronti della tentazione , nonostante l’ attività sacrilega proceda quasi prescindendo da lui e venga svolta negando la divina esistenza. Cristo è in fondo alla tavola  con le mani in segno di benedizione ed è  vicino al Crocifisso, collocato in una specie di cappella. I gesti di Antonio e di Cristo sono i medesimi ed hanno come intento quello di richiamare le coscienze. “Tua res agitur” ovvero “Tu stesso devi scegliere tra Dio e l idolo”.

Accanto all’ eremo, sulla sinistra, si erge un tempio privo di finestre ed il macabro portale si apre su un tavolo rotondo  dove si arrampica un rettile grigiastro e dove vi sono altre bizzarre figure. Tre sacerdotesse sono in piedi mentre una quarta, in abiti lussuosi, è inginocchiata in qualità di celebrante. La prima offre un calice sacrilego, indossa una cuffia le cui frange si intrecciano come groviglio di serpi,  indossa un abito con striature gialle ed una sottoveste nera. I suoi occhi ammaliano colui che riceve il calice. Alle sue spalle vi è una macabra presenza, con la testa di beccaccia e con un piffero al posto del becco, a cui è appeso un pendolo che sembra essere in corrispondenza del santo.  La seconda sacerdotessa, ha un volto spento, lunare, pallidissimo ed indossa anch’ella un abito giallo solfureo. Il suo capo è ricoperto da una cuffia rotonda, irta di punte. Tra il pollice e l’ indice della mano destra regge una specie di “Ostia” color rosso tenue, che corrisponde, dal punto di vista cromatico, all’ idolo cultuale raffigurato sul piatto che le è  di fianco e ,per forma,  all’ uovo che esso tiene sollevato.  La terza sacerdotessa è nera e sul capo ha un lungo velo punteggiato di bianco simile ad un manto di stelle, sembra un’ originaria Madre della Notte. Per consacrare la Messa nera solleva, con la mano destra, un piatto d’ argento lunare su cui è posizionato l’ idolo a cui si è accennato. Il piatto deve essere interpretato, secondo Wilhelm  Fraenger,  come simbolo del disco della terra e della luna piena. L’ idolo invece sarebbe la Rana- Heket , figura color carne che si alza in volo nella notte lunare e fa sì che l’uovo del mondo si rigeneri perpetuamente. La dea rana di Antinoe, di matrice egizia ma di carattere cristiano, aveva il compito di riprodurre l’uovo del mondo attraverso eterno concepimento e nascita. C’è anche da sottolineare che i padri della Chiesa interpretarono l’abitudine di  vivere nel fango e il fastidioso gracidare delle rane come simbolo del Diavolo o degli eretici.

Tra coloro che ricevono la comunione vi è un suonatore di liuto, dal muso di porco, che ha un barbagianni sulla testa  -simbolo di libidine ed eresia-.  Egli è accompagnato da un vecchio storpio che gli sfiora il manto.

Alla destra del santo, invece, se ne sta accovacciato un uomo formato solo da testa e gambe le cui ginocchia stringono un calice.  La nudità degli arti inferiori è simbolo -secondo Fraenger-  di sodomia, di sacrilega oscenità. Accanto a lui c’è una suora, anch’ essa monca, che porta un velo nero sul capo, un panno bianco sulla fronte e sul petto. A lei viene offerta una coppa e non un calice. La coppa richiamerebbe il piatto della rana Heket, simbolo femminile mentre il calice, dalla forma eretta e verticale, sarebbe destinato agli uomini. Bosch ha voluto, inoltre, rendere facilmente visibile una tentazione erotica. Ha posto, dunque,  accanto all’ asceta, una donna in abiti raffinati  e ne ha delineato la figura in modo da farla coincidere con la linea della schiena del santo. Il pittore ha affusolato lo strascico del vestito per renderlo simile ad una “coda” ed ha evidenziato le natiche della fanciulla con un raspo argenteo.

Nemico di ogni bene e invidioso, non tollerò di vedere in un giovane simili propositi. Cominciò allora a mettere in pratica quelle cose che già prima aveva tentato. Dapprima  cercò di allontanarlo dalla vita ascetica ma lo sciagurato diavolo osava anche assumere di notte l’aspetto di  donna e di imitarla in tutti i modi pur di sedurre  Antonio. Ma egli, pensando a Cristo e meditando  sulla nobiltà e sulla spiritualità dell’anima che da lui l’uomo riceve, spegneva i carboni della seduzione”  (Atanasio di Alessandria, “Vita di Antonio”).

allegato 4 Nel proscenio  c’è un mago dalla testa di vitello che legge la formula della messa nera per la celebrazione di questa sacrilega comunione ed ha a fianco due figure chiaramente zoomorfe: Il primo ha la testa di topo ricoperta da un imbuto da cui pendono due lembi. Il secondo ha il volto coperto da un cappuccio su cui c’è un nido che contiene un uovo e presenta un becco.  Il manto azzurro del vescovo eretico non ha un colore casuale, l’ azzurro è simbolo del maligno per Bosch, e presenta un foro dal quale si intravede uno scheletro da cui zampilla sangue.

Ancora una volta Bosch, con la sua opera,  ha unito una complessa simbologia ad una strabiliante creatività che sembrerebbe lasciare al caso ben poco. Metamorfosi alchemiche, disegni allegorici e tradizione ermetica sono protagoniste indiscusse del Trittico e donano ancora più valore all’ arte del “visionario” pittore olandese.

 

Bibliografia:

– Bosing W.,  Bosch,  Taschen, 2015.

– Fraenger W., Hieronymus Bosch: Le Tentazioni di Sant’ Antonio, Abscondita, 2007.

– Charbonneau L., Il bestiario di Cristo, Edizioni Mediterranee, 1994.

– Simbologia della Rana – Heket e La Resurrezione  (online)

 

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