L’infanzia in Bartolomé Esteban Pérez Murillo

di Adriana Maria Riccioli

L’interesse di Murillo per il mondo dell’infanzia si inserisce nello scenario di una Siviglia afflitta da povertà ed emarginazione, travagliata da una profonda crisi di valori.

Sensibile alle misere condizioni di vita della popolazione andalusa e in particolare dell’infanzia abbandonata a se stessa e priva di risorse, l’artista, con spirito non rivoluzionario ma di solidarietà e di partecipazione,fa sentire la sua voce.

A partire dalla metà del secolo inizia a realizzare opere che, oltre ad illustrare il dramma di un fenomeno molto diffuso nella città di Siviglia, mirano a sensibilizzare la classe delle “capas  negras”e a indurla  ad assistere poveri e diseredati  per alleviare il  loro malessere.

Questo obiettivo che Murillo intende perseguire, sollecitato da un sincero  spirito  di carità,  che coincide con  le  idee dei  trattatisti  dell’epoca  (convinti  che  fosse preciso  dovere  dei  ceti  abbienti  sostenere  chi  viveva  nell’indigenza  e  nella miseria ), lo  porta  a  narrare  la storia  patetica  e  commovente  del  “ Bambino  che  si  spulcia” ( 1650  circa ), solo  in una  casa  che sta cadendo  in  rovina.

Con  questo  tipo  di  rappresentazione, poco frequente  nella scuola  spagnola,  Murillo dà  l’avvio ad  un  genere  e ad  uno stile  personalissimi  che saranno  molto   apprezzati  fuori  dalla  Spagna  per  tutto  il  Settecento  e  buona  parte  dell’ Ottocento.

L’ interesse  del  Sivigliano  per l’infanzia,  che  richiama la tradizione  del romanzo  picaresco, e  che  è presente  già  in  “San  Diego  distribuisce  il  cibo  ai  poveri “ (1645 ),  assume toni  più  teneri   e spensierati  nei  “ Bambini  che  mangiano  uva  e  meloni “ (1650- 55 ?)  in cui  traspare , nonostante  la  povertà  degli  abiti  sdruciti  e  i  piedi  nudi  fatti  di  terra,  il piacere  che  i  fanciulli  provano  per  il  festino  improvvisato.

Successivamente,  nel  “Bambino  con cane “ ( ante 1660 ),  sebbene  le vesti  non siano  a brandelli,  non  è  meno evidente  la condizione  di  indigenza  del  monello:  la  sua cesta  non contiene  nulla da  offrire  al  fedele  amico  che  gli  sta  accanto,  come si  evince  dal gesto  eloquente  della  mano.

Eppure , il  largo  sorriso  dipinto  sulla  sua faccia,  mostra la gioia  di  vivere!

Questa pittura  di  genere  che  Murillo  va  dipanando  nel  tempo , spinto da  una  motivazione  di  natura  etico – sociale,  che  troverà  riscontro  in  un  folto  pubblico  di  estimatori  soprattutto  fiamminghi  e  olandesi,  presenta  caratteristiche  che  divergono  da  quelle  elaborate  dagli artisti  del nord  Europa ,  impegnati  a  descrivere  episodi  di  vita  quotidiana,  interni  di  taverne,  viottoli  di  campagna  popolati  da  una  variegata  folla  di  gente…

Anche  chi, come Monsù  Bernardo, ad  esempio,  si accosta  alla tematica  dell’infanzia,  lo  fa  con  spirito  diverso  da quello  di  Murillo.

La  scelta  di  soggetti  infantili  nel pittore  danese  è  puramente  occasionale,  quasi  un  esercizio di  pittura;  per  questa ragione  i  suoi  personaggi  non  riescono  a trasmettere  alcuna  emozione, non parlano  al  cuore.

E  che  dire  del  mendicante  del  Ribera,  “ Lo  storpio “ ( 1642 ) ?  Il  cartiglio  con  la  richiesta  di  elemosina  qualifica  platealmente  la  sua  condizione,   mentre  il piede  deforme  sembra  essere  una  sorta  di  fenomeno  da  esporre  alla  pietà  altrui ,  in  ossequio  alla  cultura  scientifica di  Giovan  Battista  Della Porta.

Negli anni  della  sua  formazione  pure  Velasquez  si  dà  ad illustrare  la  realtà  nei   suoi  aspetti  più  comuni  e popolari  con  figure  come  il  “Venditore  d’acqua “ (1619 – 22),  uno dei  mestieri  con  cui  la  povera  gente  cercava  di  guadagnare  qualche  moneta,  mentre  i  fratelli  Le Nain   nel loro  umile  universo  pittorico  introducono  i  bambini  ma come  complemento  della  rappresentazione.

Il  pittore  andaluso  invece,  moralmente  impegnato  nei  confronti  dei  piccoli  accattoni,  li  ritrae  da protagonisti  mentre  mangiano  da  una  casseruola  o vendono  fiori  e  frutta  ( esempio di  pobreza  laboriosa ) o  si  fermano  a  giocare  a  dadi   o  a  fare  birichinate,  a  seconda  di  ciò  che  il  bisogno  del momento   e  la  loro  natura ,  gioiosa  nonostante  tutto,  richiedono.

Bartolomé  Esteban  conosce  bene  l’infanzia  e  la povertà:  la  prima  in  quanto  apparteneva  ad  una  famiglia  numerosa  ed  era padre  di  nove  figli,  la seconda  in quanto  aveva   svolto  la  sua  attività  all’inizio  della  carriera  nei  quartieri  di  Santa  Maria  Maddalena  e  di  S.  Isidoro,  zone  della  città  in  cui  una  diffusa  presenza  di  poveri  e  di  artigiani  in  rivolta  faceva  quotidianamente  la propria  comparsa  e  richiedeva  assistenza.

Anche  frequentare  piazza  San  Francesco, situata  nel  cuore della città e centro nevralgico di aggregazione sociale,  posta  di  fronte  al  convento  omonimo,  che  nel  1645  gli  dà  l’incarico  di  realizzare  un  ciclo  di  dipinti ,  volti  ad  esaltare  lo  spirito  di  carità  promosso  dall’ordine, gli  offre  la  possibilità  di  vedere  in tante  occasioni  moltitudini  di  emarginati  e  di  piccoli  mendicanti .

Interviene  allora  con  i  modi  che  gli  sono  più  congeniali :  con  la  pittura  attraverso  cui  trasmette  il  suo  messaggio  di  solidarietà   e  sostegno  psicologico  nei  confronti  di  chi  soffre, con  il  lavoro  di  membro  della comunità  svolto  all’interno  della  Casa  Grande  di  Siviglia, coadiuvato  da  Don  Miguel  de Mañara.

Queste  sono  le  strade  che  Murillo  percorre, mosso  da  spirito  di  abnegazione  e  senso  di  responsabilità  sociale .

Dietro  ogni  immagine  di  bambini  festanti  o  in atto  di  svolgere  un  “moderato  trabajo”, principio  sostenuto  dai  trattatisti  del  tempo,  condiviso  da  Murillo  al  fine  di  educare  il  popolo  al  rispetto  della  tradizione  paolina,  si  intravede  l’uomo  sensibile  e  pio  che  conosce  la dura  realtà  dell’esistenza  e  in  particolare  di quella  di  questi  piccoli  esseri,  esposti  più  degli  altri, ai soprusi  e  ai pericoli  di  varia  natura  generati  dal mondo   degli  adulti, e  cerca  di  renderla  più  sopportabile,  meno  amara.

Tale  presupposto  fa  concepire  all’artista  rappresentazioni  in  cui  i fanciulli  con  l’aria da  monelli,  ritratti  per  le  strade  di  Siviglia  in  situazioni  che mostrano  l’ottimismo  e  la  vitalità  della  loro  giovane età,  suscitano  nell’osservatore  il  sorriso  piuttosto  che  la  tristezza.

Non  stupisce se  questo  genere  di pittura  abbia  trovato  larghi  consensi  soprattutto  in  Olanda  e  nelle  Fiandre .

Le  condizioni  prospere  e  socialmente  evolute  del  popolo,  la  presenza  di  una  classe  di  imprenditori  e  di professionisti,  di  mercanti  e  di  finanzieri  dalla  mentalità  aperta  e  democratica,   rappresentavano  un  terreno  molto  fertile,  disponibile  ad  accogliere  e  a valutare  nella giusta  prospettiva  questo  tipo  di  produzione.

In  Spagna  invece  i  tempi  non  erano   ancora   maturi .

La  contrazione  dell’economia,   dovuta  alla  crisi   delle  rotte commerciali  con  le  Indie,  il conflitto tra  mercanti  e  produttori ,  la ribellione  delle  masse,  la crisi  dell’industria  locale,  le  epidemie  di  peste  ecc.,  rendevano  estremamente  instabile  e  precaria  la situazione.

Anche  l’assenza  di  una  classe  borghese  soddisfatta  e  in  grado  di  condividere  il discorso  morale e  sociale  di  quella  pittura,  la  committenza  gestita   dai  grandi  ordini  religiosi  o  da  importanti  istituzioni   con  scopi  prevalentemente  didattici,  rendono  comprensibili  le  ragioni  per  cui  la  pittura  di  genere  dell’artista  venisse  apprezzata  fuori  dalla  Spagna.

Il  fatto  che  Bartolomé  Esteban,  nonostante tutto,  sentisse  il  bisogno  di  portare  alla  ribalta  una  tematica  nella  quale  credeva  fermamente,  prodotta  di  propria  iniziativa  per  essere  venduta  in  atelier,   in  un  secolo  in  cui  non  solo  in  Spagna  ma  anche  in  altri  paesi  d’Europa,  pochi  la  ritenevano  degna  d’ attenzione,  acquista  un  valore  eccezionale,  un  sapore  di  novità  che  bisogna  riconoscergli .

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