L’Anemone: il fragile fiore nato dalle lacrime di Venere. Storia e iconografia

di Laura Corchia

“Non stancherò le tue labbra saziandole:
le renderà più avide l’eccesso,
io le farò arrossire e impallidire
in modi sempre nuovi; dieci baci
saranno un bacio, un solo bacio venti.
E’ breve quanto un’ora il giorno estivo
se speso in questi giochi, i più incantevoli.”

(William Shakespeare, “Venere e Adone”, 1593)

L’Anemone, fiore fragile e dalla vita breve, nacque dalle lacrime versate da Venere per la morte dell’amato Adone. Il mito è narrato da Ovidio che, nel suo decimo libro, narra di Adone, il bellissimo giovane amato da Venere, rimasto ucciso durante una battuta di caccia. Dal sangue versato da Adone nacque appunto un bellissimo fiore di colore rosso, simbolo di dolore e morte.

Paolo Veronese, Venere e Adone, 1580
Paolo Veronese, Venere e Adone, 1580

La romantica e tragica vicenda ha da sempre ispirato artisti e letterati, primo fra tutti William Shakesperare che, rimasto senza occupazione. compose un poemetto dal titolo Venere e Adone, in cui la vera protagonista è la dea, intenta a conquistare Adone con tutte le sue forze:

“Duro, tenace sei, acciaio, pietra,
più che pietra: la pietra all’acqua cede.
Perché tu, generato da una donna,
non conosci l’amore e i suoi tormenti?
Fosse stata, tua madre, un’insensibile,
sarebbe morta sola, e tu mai nato…
Che idea ti fai di me, che mi disprezzi?
Deturpi le tue labbra, se mi baci?
Parlami, o dolce; ma sii dolce o taci…”

Ad ispirare i pittori fu però la composizione di Giovan Battista Marino, edita a Parigi nel 1623. Soprattutto in Francia, numerosi furono i pittori che si dedicarono alla raffigurazione del mito ovidiano. Tra le opere più importanti si segnalano Adone morto di Laurent de la Hyre del 1626 e Venere e Adone di Nicolas Poussin del 1627-1628.

John William Waterhouse, Il risveglio di Adone, 1900
John William Waterhouse, Il risveglio di Adone, 1900

Ma tra le opere più cariche di romanticismo e di poesia vi è, senza dubbio, quella dipinta da John William Waterhouse allo scoccare del 1900.

Il pittore ambienta il suo Risveglio di Adone in un bellissimo giardino con siepi, alberi, vasi di rose e fiori variopinti. Attorno alle due figure principali, quattro amorini assistono alla scena. Adone è disteso, Venere è china sul suo volto. Più che il dramma, questa scena rievoca amore e passione, estasi e tormento.

“Adon, seguimi (disse) e vedrai quanto
cortese stella al nascer tuo promise;
prendi la treccia d’or che’n man ti porgo,
né temer di venirne ov’io ti scorgo.
Benché vulgare opinione antica
mi stimi un idol falso, un’ombra vana
e cieca e stolta e di virtù nemica
m’appelli, instabil sempre e sempre insana
e tiranna impotente altri mi dica
vinta talor dala prudenza umana,
pur son fata e son diva e son reina,
m’ubbidisce natura, il ciel m’inchina.”
(Giovan Battista Marino, Adone, 1623)

L’anemone nella simbologia cristiana è legato alla Crocifissione di Gesù: talvolta infatti nelle raffigurazioni di questo episodio si possono scorgere alcuni anemoni posti nei pressi o sotto la croce.

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