La Martorana di Palermo: splendido esempio di arte bizantina

di Laura Corchia

La chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio fu fondata sotto il re Ruggero nel 1143 dall’ ammiraglio Giorgio d’Antiochia, un siriano cristiano-ortodosso, sulle antiche mura della città, vicino ad un monastero basiliano femminile. Ceduta agli inizi del XII secolo al clero greco, divenne successivamente sede della Corte Pretoria di Palermo che vi amministrava attività giurisdizionali e notarili.
Qui il Parlamento siciliano nel 1282 offrì la corona al re Pietro d’Aragona durante la guerra del Vespro. Allorché l’edificio venne ceduto nel 1484 alle monache del vicino convento, fondato nel 1193 da Goffredo ed Eloisa Martorana, da cui la chiesa prese poi il nome, esso subì diverse trasformazioni.
Le stratificazioni storiche e culturali fanno di questa chiesa un insieme rappresentativo della sfaccettata cultura siciliana.

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Essa era costituita da una struttura cubica, sormontata da una cupola, da un atrio trapezoidale scoperto e porticato, e da una torre d’ingresso in asse con l’abside della chiesa. Per adeguare la chiesa alle nuove esigenze liturgiche del rito latino, venne trasformata la pianta a croce greca in basilicale, venne abbattuta la facciata, e inglobato lo spazio dell’atrio antistante, che fu coperto, creando le tre navate. La torre campanaria venne utilizzata come ingresso.

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Entrati nel primo corpo della costruzione – rifacimento settecentesco con volte affrescate da Olivio Sozzi,Antonio Grano e Guglielmo Borremans – due decorazioni musive sul fronte del corpo originario raffigurano uno Ruggero II vestito da imperatore bizantino e incoronato re per mano di Gesù Cristo; l’altro la dedicazione della chiesa alla Vergine da parte dell’ammiraglio d’oriente Giorgio d’Antiochia, quest’ultimo rappresentato in umile atto di prostrazione dinanzi alla Madonna. Sulla parete occidentale dello stesso locale è murata una lapide che ricorda l’eroe nazionale degli albanesi con l’incisione dell’aquila bicipite costantinopolitana, simbolo degli albanesi. Ai lati icone bizantine della committenza arbëreshe abbelliscono la chiesa.

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Superato l’ambiente suddetto, si giunge nella chiesa medievale, il nucleo originale. Qui la parte superiore delle pareti e la cupola, al sommo della quale si erge l’immagine del Cristo Pantocratore, sono interamente rivestite da decorazioni musive bizantine di grande importanza, in connessione con quelle riguardanti Dafne nell’Attica. Il grandioso ciclo di mosaici bizantini della chiesa è il più antico di Sicilia. I mosaici della cupola rappresentano al centro il Cristo, scendendo successivamente i quattro arcangeli (tre originali più uno apocrifo) e i patriarchi, mentre nelle nicchie sono ospitati i quattro evangelisti e infine, nelle volte, i rimanenti apostoli.

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La chiesa è fornita di un’antica iconostasi in marmi mischi, in cui, essendo priva di icone, i papàdes albanesi dell’epoca hanno provvisto la realizzazione dei mosaici della Madonna, del Cristo e dalle icone di Maria Vergine e San Nicola di Mira, questi ultimi che precedono l’iconostasi. Molto importante per i fedeli arbëreshë è la grande icona raffigurante San Nicolò in trono (XV sec.), posta oggi nel diaconicon e che si trovava nella chiesa di San Nicolò dei Greci che, unitamente al contiguo Seminario Italo-Albanese di Palermo, andò distrutta nel bombardamento aereo del 1943.

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Tra il 1693 e il 1696 l’abside centrale semicircolare che in origine conteneva dei mosaici, venne sostituita da un cappellone rettangolare, poi decorato con marmi mischi e con gli affreschi nella cupola di A. Grano (La Gloria dell’ordine benedettino). Nel 1750 fu costruita sul fianco della chiesa una nuova facciata barocca, recentemente attribuita a N. Palma. Nel 1870 in seguito ai restauri del Patricolo vennero distrutte le preziose decorazioni barocche per ripristinarne la configurazione originaria.

Nella fascia epigrafica che conclude in alto l’edificio si ripetono, in caratteri greci, il nome del fondatore e ladedicatio alla Madonna.
Oggi si accede all’interno dalla torre-ingresso, costituito da quattro ordini, i primi due più massicci coevi alla costruzione della chiesa, gli ultimi due più tardi, era sormontato da una cupoletta, distrutta in un terremoto nel 1726.
Intarsi policromi e decorazioni geometriche ne arricchiscono l’apparato murario.
All’interno della chiesa il coro del 1588, al posto dell’atrio porticato normanno, è diviso in due parti. Nel coro, separato da gradini e da transenne in marmi mischi, sono affrescate le Storie della vita di Gesù di G. Borremans e la Gloria della Vergine di Olivio Sozzi (1744). A sinistra vi è la Madonna del Rosario di Giuseppe Salerno detto loZoppo di Ganci.

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L’ingresso contiene due mosaici dal significato storico e politico, in origine posti nella facciata: Ruggero incoronato da Cristo, secondo la concezione teocratica della monarchia normanna, e Giorgio d’Antiochia ai piedi della Vergine, che tiene un’iscrizione dove si afferma che egli ha eretto la chiesa dalle fondamenta.
Nei mosaici rilucenti d’oro prevale il ciclo mariano, tema non molto comune nelle chiese bizantine. Lo stesso Cristo benedicente nella cupola è più lontano rispetto alla iconografia usuale ed è rappresentato assiso con la terra posta ai suoi piedi tra arcangeli piegati in posizione adorante. Nel tamburo sono rappresentati i Profeti e gli Evangelisti. Nella rappresentazione delle feste liturgiche vengono privilegiate quelle dove Maria ha un ruolo importante:Annunciazione, Natività, Presentazione al Tempio, Dormizione.
Nella perduta abside centrale doveva esserci la Madonna in trono, mentre nelle absidi minori vi sono Gioacchino e Anna.
Nell’attuale presbiterio barocco da notare il tabernacolo in lapislazzuli ed il quadro di Vincenzo da Pavia con L’Ascensione (1533). Tra le opere d’arte della chiesa la porta lignea sulla destra del coro con intagli aniconici eseguita da maestranze arabe (XII secolo).

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Fonte: Esplora Sicilia

 
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