La scultura di Auguste Rodin: tecniche e segreti

di Laura Corchia

Appassionato, aforistico e geniale, Auguste Rodin (1840 – 1917) non ha lasciato alcuna esposizione coerente o sistematica delle sue idee. La sua concezione sulla scultura può però essere ricavata dalle numerose lettere che questi scrisse agli amici e dalle conversazioni che intrattenne con i conoscitori del tempo.

Camille Mauclair pubblicò nel 1905 le impressioni che aveva ricevuto durante la lunga consuetudine col maestro: “Lo studio del movimento lo ha condotto a conferire valori del tutto inediti del profilo generale, ed a produrre opere che possono guardarsi da tutti i lati e che mostrano continuamente un aspetto fresco ed equilibrato, che spiega gli altri aspetti […] Rodin tracciava schizzi successivi di tutte le sfaccettature delle sue opere, girando continuamente intorno ad esse in modo da ottenere una serie di vedute collegate in cerchio… Era suo desiderio che una statua potesse erigersi liberamente, e che la si potesse guardare con successo da qualsiasi punto; di più, doveva restare in relazione con la luce e con l’atmosfera circostanti”.

The Kiss 1901-4 Auguste Rodin 1840-1917 Purchased with assistance from the Art Fund and public contributions 1953 http://www.tate.org.uk/art/work/N06228

In effetti, prendendo in esame il celebre Bacio, possiamo vedere un’opera che varia con il mutare dei punti di vista: la linea graziosa del corpo della fanciulla, il suo bel torso, l’incrociarsi delle braccia dei due innamorati, l’incontro magico dei due volti.

Paul Gsell, amico di Rodin,ha riferito che: “Il suo metodo di lavoro era insolito. Diversi modelli nudi, maschi e femmine, si aggiravano o stavano sdraiati nel suo studio… Rodin li guardava senza posa… e quando l’uno o l’altro di essi dava un movimento che gli piaceva, gli chiedeva di posare. rapidamente, prendeva l’argilla, e in breve tempo nasceva un bozzetto. Poi, con la stessa rapidità, passava ad un altro che plasmava allo stesso modo”.

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Un bozzetto in argilla

Rodin attribuiva moltissima importanza agli schizzi e ai bozzetti d’argilla, egli stesso scrisse: “Le diverse parti di una scultura rappresentata in momenti successivi nel tempo danno un’illusione di vero e proprio movimento”. Al pari di Bernini, anche Rodin tracciava rapidamente un gran numero di disegni preparatori e oggi nel suo Museo a Parigi se ne contano addirittura settemila.

Schizzo preparatorio
Schizzo preparatorio

Un altro amico di Rodin, il Dujardin-Beaumetz ci ha lasciato una fondamentale testimonianza: “Quando comincio una figura – diceva Rodin -, prima la guardo di fronte, da dietro e sui profili destro e sinistro; in altre parole ne considero i profili da quattro angoli. Poi, con l’argilla modello la massa grezza… poi faccio… i profili visti da un angolo di tre quarti. Poi, ruotando di volta in volta la mia argilla e il mio modello vivo, faccio confronti e miglioramenti… poi cambio la mia posizione e quella del mio modello, in modo da vedere un altro profilo; la cambio ancora, e in questo modo, fase per fase, finisco per fare un giro completo del corpo. Ricomincio condensando e raffinando i profili sempre di più. Dato che il corpo umano ha un numero infinito di profili, ne faccio quanti posso o quanti ne considero utili”.

Continua l’artista: “Lavorare in base ai profili, in profondità e non sulle superfici, pensando sempre alle poche forme geometriche da cui deriva tutta la natura, e rendere queste forme eterne percettibili nel caso particolare dell’oggetto studiato, ecco il mio criterio… Mi spingo fino a dire che la verità cubica, e non l’aspetto, è la padrona delle cose.

Rodin era inorridito dal metodo accademico, nel quale si trattavano le figure o i gruppi quasi fossero bassorilievi, alla stregua di pitture. Secondo lo scultore, le opere dovevano essere percepite da più punti di vista. Dotato di un temperamento tenace, eseguiva le sue scultore vincendo le resistenze del pubblico, della critica e dei committenti. Lavorava obbedendo all’istinto, potendo contare su un magico potere di divinazione. La sua umile famiglia non gli impartì una cultura, a scuola fu un disastro. Non imparò mai a scrivere secondo grammatica e mai riuscì ad esprimersi e a parlare con coerenza. Lavorò per molti anni come scalpellino, accumulando conoscenze grezze e casuali. Ma era dotato di un fascino irresistibile. Ne sapeva qualcosa la sua allieva ed amante Camille Claudel. 

Rodin pensava in argilla, la sentiva, la maneggiava, ma raramente lavorò in pietra, come invece aveva fatto Michelangelo, sua stella polare. Faceva un ampio uso del pantografo e, spesse volte, permetteva che alcune delle sue sculture lasciassero lo studio con le superfici coperte dai fori del trapano. E’ ciò che accadde al Bacio della Tate Gallery, che addirittura reca i fori praticati da un giovane e poco abile apprendista. Sul dorso della figura maschile compaiono un buco profondo di quasi un pollice. Rodin lasciava spesso l’esecuzione delle opere agli allievi e raramente vi metteva mano, ma si limitava ad applicare solo “lo stampo del suo genio”.

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