La “Notte Stellata” di Van Gogh, un cielo di colori ed inquietudine

di Vanessa Paladini

“La mia triste malattia mi fa lavorare con furore sordo, molto lentamente, ma dal mattino alla sera senza interruzione … credo che questo contribuirà a guarirmi”.

Queste righe appartengono ad una delle numerose lettere che Vincent Van Gogh (1853- 1890) scrisse al fratello Theo  durante la permanenza nell’ ospedale psichiatrico di Sàint- Rémy de Provence.

Dall’ inizio del 1889 Vincent fu ricoverato più volte in ospedale per eccessi di follia e  l’ 8 maggio di quell’ anno decise di farsi internare in una clinica per alienati mentali, dopo essersi  mutilato  l’orecchio sinistro , ad Arles,  la sera del  23 Dicembre 1888.

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Disegno analisi medico curante

Nel manicomio di Sàint- Rémy  restò 53 settimane, nelle quali dipinse 150 tele , trasformando la sua cella in un vero e proprio studio pittorico. Dalla rappresentazione di una condizione umana fragile e disperata nacque una pittura convulsa e tormentata, piena di significati simbolici, in cui i colori si distribuirono in maggiore quantità sulla superficie delle tele.

Notte stellata (Cipresso e Paese) ” è un olio su tela, 73 x 92 cm, datato giugno 1889 -un mese dopo l’ ingresso nella struttura psichiatrica- ed è considerato uno dei capolavori dell’ artista, conservato attualmente nel  Museum of Modern Art di New York.

L’ opera ha un forte potere evocatore, appare semplice pur racchiudendo in sé una natura complessa.

Notte stellata
Notte stellata

In primo piano vi è un alto e scuro cipresso, un “soggetto difficile” – così lo definì Van Gogh-  e  ricorrente durante il soggiorno di Sàint-Rémy.  I colli sullo sfondo  accolgono poi un piccolo paese  dominato dalla cuspide di un campanile. Non è una notte placida e ferma, gli elementi della natura, quelli del paesaggio e del villaggio, sembrano vibrare con un moto tortuoso. Essi si spingono verso l’alto, raggomitolandosi.  La composizione è incentrata sul rapporto tra le linee verticali dei cipressi e del campanile e la forte direttrice obliqua induce una forte spinta dinamica alla linea dell’orizzonte.

Disegno tela
Disegno tela

Il cielo notturno occupa due terzi dello spazio,  la terra ed il cielo sono collegati dal ciuffo di cipressi che sale dal basso a sinistra. Nel mezzo del cielo, Vincent dà spazio al colore, con improvvise accensioni gialle delle fonti luminose e sulla superficie del cielo stellato una  luna falcata prende vita. Lo spazio del cielo è tessuto da linee di colore più o meno curve, sempre incalzanti. Le pennellate sembrano mutare continuamente direzione  e il romantico brillare degli astri diventa spasmodica rotazione. Le stelle paiono i cuori pulsanti del cielo, definite  con colori più chiari.

Il vortice centrale è la figura di maggiore sviluppo del quadro e ricorda molto la struttura del cerchio taoista, composto da gocce opposte e complementari, le cui interazioni generano mutamenti. E’ probabile che Van Gogh abbia conosciuto questi concetti nel 1886 a Parigi, raccogliendo stampe giapponesi. La figura della luna, in alto a destra, è una falce concava verso l’ esterno e l’ alto. A livello cromatico ricorda un sole, circondata da un globo luminoso che dal giallo chiaro si tinge di verde e celeste. L’ insieme crea la sensazione di una fusione tra luna e sole, riportando alla memoria alcune immagini medioevali  in cui essi apparivano complementari ed assumevano valenze alchemiche. L’ intensità della luna è sottolineata caricando il giallo di  linee curve rossastre e rosee, incidendo la materia del colore con profondi solchi.

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Rappesentazione medioevale del cosmo
Rappresentazione medioevale del cosmo

La terra  è cupa sotto il cielo e lo stacco dal fascio di luce che corre alla base del cielo è sottolineato dai neri contorni  dei rilievi. Le colline assumono l’ aspetto di minacciose acque dilavanti, di cui gli ulivi sono frangenti. I cipressi in primo piano, color verde fondo e con tortuose e sottili linee rosse,  sono lo specchio dell’ anima del pittore, aspirazione  all’ infinito ed alla quiete.

Un cipresso è bello, in quanto a linee e proporzioni  come un obelisco egizio” questo è ciò che l’artista aveva scritto a Theo a proposito dei cipressi.

Natura e buio si uniscono in questo capolavoro  con furiose macchie di colore e petrolio  ben 13 mesi prima del 29 Luglio 1890, data in cui Vincent  andò finalmente incontro al suo esasperato equilibrio interiore colorandolo di corvina polvere da sparo e luce.  Il disperato poeta del dolore umano, agisce in uno scenario aperto dagli impressionisti pur restando al di fuori dell’ arte del suo tempo.

RIPRODUZIONE RISERVATA

BIBLIOGRAFIA CONSULTATA PER LA REDAZIONE DI QUESTO ARTICOLO:

  • Enciclopedia Universale dell’ Arte, Milano, Leonardo Arte srl, 1997 (pp. 510-511)
  • Cricco, F. Paolo di Teodoro, Itinerario nell’ arte vol. 3, Bologna, Zanichelli editore S.p.A, 2005 (pp. 1229 e 1235)

 

 
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