La “Merda d’artista” (1961) di Piero Manzoni. La verità sul contenuto

Di Laura Corchia

“Artist’s Shit. Contenuto netto gr.30. Conservata al naturale. Prodotta e inscatolata nel maggio 1961”. É questa la dicitura che accompagna i novanta barattoli di latta che Piero Manzoni realizzò nel 1961. Sulla parte superiore, è riportata la firma e un numero progressivo da 1 a 90. La carta bianca dell’etichetta è punteggiata dal nome dell’artista ripetuto continuamente in grigioverde, come garanzia di qualità del prodotto.

Piero Manzoni e le sue scatolette

Piero Manzoni e le sue scatolette

Sotto l’influenza dei ready-made duchampiani, l’artista riprende le confezioni di carne in scatola che, proprio in quegli anni, incominciavano a circolare anche in Italia.

Manzoni aveva intenzione di vendere queste scatolette a un prezzo equivalente a quello di 30 gr. di oro, alludendo al valore dell’artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell’oro una parte di se stesso. Inoltre, egli voleva richiamare alla mente l’antica equivalenza tra sterco e denaro: secondo la Psicanalisi, il bambino si procura l’affetto della madre e, nel tempo stesso, la aggredisce attraverso le feci. Lo stesso significato si potrebbe attribuire a quest’opera: l’artista dona la più intima parte di sé al proprio pubblico.

merdadasrtista

Con questa opera così provocatoria Piero Manzoni voleva svelare i meccanismi e le contraddizioni del sistema dell’arte contemporanea. Il boom economico degli anni Sessanta aveva portato ad un notevole fermento produttivo. I mercanti sollecitavano continuamente gli artisti affinché producessero opere sempre nuove, allo scopo di soddisfare un collezionismo assetato e disposto a pagare a peso d’oro anche le opere più banali e scadenti, purché recanti una firma e un numero di serie.

Questa “protesta” continuò tramite le sue azioni, ad esempio quella di firmare modelle vive e nude o quella di dare uova sode con sopra le proprie impronte digitali.

Ma cosa contengono veramente queste scatolette? Lo ha rivelato Agostino Bonalumi, amico di Piero Manzoni, al Corriere della sera:

« Posso tranquillamente asserire che si tratta di solo gesso. Qualcuno vuole constatarlo? Faccia pure. Non sarò certo io a rompere le scatole. »
(Corriere della Sera di lunedì 11 giugno 2007, pagina 30)

Secondo altre fonti, Piero si sarebbe limitato ad acquistare una partita di scatolette di carne a lunga conservazione e a sostituire le etichette originali con le proprie. In questo caso, i barattoli conterrebbero semplicemente cibo.

Piero Manzoni iniziò l’attività artistica dopo un breve apprendistato all’Accademia di Brera. I suoi legami più importanti furono quelli con Lucio Fontana, Yves Klein, Enrico Castellani e Vincenzo Agnetti. 

Fondatore della rivista Azimut e della omonima galleria, svolse un percorso volto alla dissacrazione  della tipologia romantica dell’artista, capace di fare diventare oro tutto ciò che luccica. Allo stesso filone della “Merda d’artista” appartengono il “Fiato d’artista” e una serie di scatole cilindriche con dentro semplici linee tracciate di suo pugno, ma senza alcun disegno. Le Linee sono tracciate su strisce di carta, arrotolate e chiuse in cilindri di cartone etichettati e firmati. La Linea di Herning (m.7200), realizzata in Danimarca nel 1960, è la prima di un progetto mondiale: linee sepolte nelle principali metropoli del mondo, per eguagliare con la loro lunghezza la circonferenza terrestre. La Linea di lunghezza infinita porta alle conseguenze estreme questo ideale artistico: un cilindro di legno senza aperture racchiude idealmente una linea che esiste solo come puro concetto.

 

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