La “Madonna della Seggiola” di Raffaello: “felice al di là del sogno comune”

di Laura Corchia

“Felice al di là del sogno comune”: con queste parole, pronunciate in un momento di forte stupore, Henry James descrisse la Madonna della Seggiola dipinta da Raffaello nel 1514 circa. Questa Vergine, dallo sguardo fisso sull’osservatore, ha da sempre colpito l’immaginazione del popolo e degli scrittori. Secondo una leggenda abbastanza diffusa, Raffaello avrebbe tratto ispirazione da una giovane contadina che cullava il proprio bambino nei pressi di Velletri. Altre fonti dicono che uno scrittore tedesco, colpito dall’opera, avrebbe scritto una favola nella quale si narrava come il quadro fosse il ritratto della giovane figlia di un vinaio con i suoi due bambini disegnata da Raffaello sul coperchio di una botte.

Il dipinto, di formato circolare, era destinato ad una devozione privata e fu probabilmente eseguita per papa Leone X. A partire dal 1519 è contenuto negli inventari delle Collezioni medicee. Alla fine del 1700 venne esposto al Louvre e poi trasferito nell’appartamento privato dell’imperatrice Giuseppina al castello di Saint-Cloud. Ritornò in Italia nell’Ottocento e ancora oggi è esposto a Palazzo Pitti.

Il nome dell’opera deriva dalla seggiola sulla quale siede la Vergine e di cui vediamo soltanto una porzione della spalliera. La figura regge il corpo paffuto del Bambin Gesù, il cui sguardo è rivolto verso il riguardante. Sul fondo scuro emerge la testa di San Giovannino circondata dal sottile filo dell’aureola. Le tre figure coinvolgono l’osservatore e lo invitano a partecipare a quella scena permeata di tenerezza e di intimità.

Mirabile è la qualità pittorica del dipinto: lo scialle multicolore, la resa delle capigliature e dell’epidermide, la fascia a righe che cinge il capo della Vergine, la vivace cromia dell’insieme.

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BIBLIOGRAFIA CONSULTATA PER LA REDAZIONE DI QUESTO ARTICOLO:

  • Raffaello, Vita d’artista, Giunti Editore;
  • Raffaello, in I Classici dell’Arte, collana a cura del Corriere della Sera, Skira (Rizzoli).

 

 
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