Kandinskij e l’Arte degenerata : scontro tra ideologie

di Valentina Grispo

Il concetto di “banalità del male”, definito da Hannah Arendt nel suo omonimo saggio, può trovare un’ulteriore conferma nella profonda passione che Hitler e i suoi più importanti seguaci nutrivano per l’arte. Con tutti i mezzi possibili, infatti, cercavano di collezionare le opere migliori, saccheggiando i musei di tutte le città conquistate e requisendo le collezioni private, soprattutto di ricchi collezionisti ebrei. Però l’entusiasmo di Hitler, pittore fallito ripetutamente rifiutato dall’accademia di Vienna, si rivolgeva in particolar modo verso quelle forme d’arte funzionali a diffondere il suo ideale di bellezza, al fine di promuovere il mito della razza ariana e la perfezione del mondo classico greco e latino nella sua dimensione idealizzata e atemporale. L’arte, da sempre considerata un potente mezzo in grado di influenzare il popolo, venne quindi sapientemente utilizzata, insieme a tutti gli altri mezzi di comunicazione, a fini propagandistici e ciò trovava il suo naturale complemento nel disprezzo per tutte le forme d’arte che si poneva in contrasto con gli ideali portati avanti dal regime, inclusa gran parte dell’arte contemporanea.

Da quì nasce il concetto di “arte degenerata”, che nel contesto della Germania nazista indicava quelle forme d’arte che riflettevano valori o estetiche contrarie agli ideali del regime. Hitler diede vita ad una vera e propia operazione capillare volta all’annientamento dell’arte “inutile”, intenzione che venne, infine, resa esplicita proprio dalla “Mostra sull’arte degenerata”, dove vennero esposte circa 650 opere saccheggiate dai musei delle città invase e destinate alla distruzione. Questa mostra itinerante che toccò undici città della Germania e dell’Austria, aveva lo scopo di mostrare ai tedeschi quale fosse il tipo di arte da disprezzare. L’ingresso era libero ma vietato ai minori di 18 anni, i visitatori erano accompagnati da una guida che spiegava il modo giusto di interpretare quelle opere e il perchè fossero assolutamente da eliminare. L’allestimento stesso era stato creato in ambienti angusti e soffocanti, al fine di accrescere il disagio dei visitatori costretti a urtarsi in continuazione, e le opere erano state ammassate ed esposte a casaccio. La mostra partì da Monaco nel 1937, tra le opere di Otto Dix, Theo Brün, Max Ernst e tanti altri troviamo anche quelle di Vasilij Kandinskij.

“Il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma di trasmettere benessere e bellezza”, afferma Hitler nel suo “Mein Kampf”, idea totalmente contraria alla concezione dell’arte proposta da Kandinskij che, nella sua opera “Lo spirituale nell’arte”, si fa promotore della libertà dei mezzi artistici : “La vera opera d’arte nasce in modo misterioso, enigmatico, mistico. Staccandosi da lui assume una sua personalità, e diviene un soggetto indipendente con un suo respiro spirituale e una sua vita concreta.[…] Solo da questo punto di vista interiore si può rispondere alla domanda se l’opera d’arte sia buona o cattiva. Se è brutta o troppo troppo debole significa che ha un forma brutta o troppo debole per far vibrare l’animo di un suono puro. Allo stesso modo un quadro ben dipinto non è quello che ha dei valori esatti […] ma quello che ha una vera vita interiore.[…] L’artista non è solo autorizzato ma è obbligato a usare le forme che gli servono. Non sono necessarie l’anatomia e affini, nè il rifiuto a priori di queste scienze, ma la totale, incondizionata libertà dell’artista nella scelta dei suoi mezzi.”

Oltre che a livello ideologico l’opposizione tra i questi due mondi agli antipodi si gioca anche a livello figurativo in quanto Kandinskij è considerato l’iniziatore dell’Astrattismo, movimento nato dall’esigenza di creare opere che si astraggono dalla mera rappresentazione e da ogni narrazione realistica. La storia dell’arte europea si è basata così fortemente sulla figura che l’Astrattismo non può che essere considerato una rivoluzione decisiva, dal momento che l’arte perse quello che era considerato il suo compito più comune, ovvero quello di rappresentare la realtà, che stava gradualmente trasferendosi nel dominio di fotografia e cinematografia, mezzi assai più fedeli e adatti a quest’obiettivo. Kandinskij intende l’arte come un puro veicolo espressivo e pone l’enfasi sia sul pensiero astratto e logico sia sul vissuto interiore individuale che andava caratterizzando anche la letteratura e la musica.

“Composizione II”, esposta al Solomon R. Guggenheim Museum a New York, è l’opera che segna il momento di passaggio dalla fase figurativa a quella astratta di Vasilij Kandinsky, che verrà poi consolidato con “Acquerello astratto” che egli datò 1910. Nato in Russia, successivamente trasferitosi a Monaco e poi a Parigi, dove trascorse gi ultimi anni della sua vita, durante la sua permanenza in Francia studiò Matisse, le teorie di Seurat, i dipinti di Gaugin e Van Gogh, con particolare attenzione al colore, considerato il primo aspetto della pittura a liberarsi dall’egemonia della rappresentazione e mezzo privilegiato per l’espressione dello spirito. La spiritualità di cui è pervasa l’arte secondo il pittore, viene associata non solo ai precetti della dottrina cristiana ortodossa, che caratterizza la sua formazione, ma fa riferimento ad un contesto di reliogiosità multiforme : Kandinskij, infatti, si avvicinò molto anche al Buddhismo e all’Induismo.

Nella sua opera “Lo spirituale nell’arte” del 1909 il pittore si fa anche teorico e schematizza i colori secondo il loro risvolti psicologici e spirituali, associandoli poi alle direzioni lineari e in seguito alle forme geometriche e postulando che queste associazioni avessero un significato espressivo costante. Lo spazio figurativo diviene, dunque, un campo in cui si incontrano energie fisiche sottoforma di colori, linee, punti e superfici, dando vita ad una pittura in cui non fosse riconoscibile alcun oggetto. La sua produzione può essere divisa in due fasi, la prima caratterizzata da uso pastoso del colore, steso senza disegno preparatorio, che da vita a composizioni in cui prevale l’aspetto gestuale della mano del pittore che guida la composizione in modo estemporaneo. La seconda fase, databile a partire dal 1920, anno in cui divenne docente al Bauhaus a Weimar, è caratterizzata da un reticolo geometrico più severo e si rifà a strutture sempre più complesse, accompagnate da un abbassamento della tonalità del colore.

Il richiamo alla musica rappresenta una costante nell’arte di Kandinskij che concepiva il momento della composizione di un’opera d’arte al pari di una una coposizione sinfonica: il suo compito era quello di suscitare emozioni senza porre un preciso vincolo intrepretativo. Durante la sua carriera di dedicò anche ad alcuni lavori teatrali, pensati in un’ottica di relazione profonda tra le diverse componenti espressive : forma, suono, colore, luce, movimento. Riuscì a metterne in scena soltanto una.

Appare chiaro come questo tipo di arte risultasse agli occhi del regime come degenerata e pericolosa per l’uniformità di pensiero a cui aspiravano. Mettere su una tela l’interiorità di un individuo, lasciare una certa libertà interpretativa svuotando l’opera da un preciso soggetto da raffigurare avrebbe generato caos, interrogativi profondi e, per questo, le opere che si ponevano su questa linea venivano stigmatizzate e il più delle volte distrutte. Hitler prediligeva, al contrario, quelle forme d’arte che veicolovano uno e un solo significato, ammirate per la loro forma esteriore ed esposte per raforzare un ideale di purezza della razza, motivazione che legittimava le sue pretese di conquista. Avere paura della portata ideologica dell’arte significa avere compreso quello che Paul Klee sintetizza in una delle sue frasi più celebri : ” l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.”

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Bibliografia

Vasilij Kadinskij, Lo spirituale nell’arte, SE 2005

 
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