Il ‘Satiro danzante’ di Mazara del Vallo: meraviglia di epoca ellenistica

di Laura Corchia

Il corpo sospeso in un passo di danza, la chioma fluente, la bocca socchiusa, lo sguardo colto in un momento di estasi: il “Satiro” conservato a Mazara del Vallo rappresenta una delle grandi meraviglie di epoca greca giunte fino a noi.

Questa preziosa statua realizzata in bronzo venne rinvenuta in due fasi da un peschereccio: nel 1997 venne alla luce la gamba sinistra e l’anno successivo fu ripescato il resto del corpo. Con ogni probabilità, la statura faceva parte di un carico di una nave naufragata tra la Sicilia e Capo Bon.

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Attribuito alla scuola di Prassitele e databile sul finire del IV secolo, Il Satiro è colto nell’estasi della danza orgiastica, movimenti vorticosi resi dalla chioma fluente, dal capo abbandonato, dalle labbra socchiuse e dalla torsione del busto. Nelle mani impugnava il calice di vino e la canna del tirso ornata da un nastro. Le spalle erano coperte da una pelle di pantera.

 

 

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Il satiro è una figura maschile della mitologia che abita boschi e montagne. Si accompagna spesso a Pan e Dioniso  e rappresenta la fertilità e la forza vitale della natura.

Noto anche come fauno, è generalmente raffigurato con barba, corna, coda e zampe di capra. E’ un essere lascivo, dedito al vino, alla danza e alla musica. Nella mitologia greca, il satiro è un suonatore di flauto, strumento inventato dalla dea Atena.

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