Il ‘Ritratto di musico’ di Leonardo e il mistero del cartiglio svelato dal restauro

Di Laura Corchia

Ricordato nell’Ambrosiana a partire dal 1672, al ritratto è toccato in sorte lo stesso dilemma attribuito al Ritratto di dama con reticella di perle di Ambrogio de’ Predis. Entrambi, infatti, erano collocati sulla stessa parete e ed erano considerati i ritratti di Ludovico il Moro e di Beatrice d’Este.

Leonardo da Vinci, ritratto di musico, 1485, Milano, Pinacoteca Ambrosiana
Leonardo da Vinci, ritratto di musico, 1485, Milano, Pinacoteca Ambrosiana

La piccola tavoletta dipinta ad olio da Leonardo nel 1485 fu sottoposta ad un restauro nel 1904. In quell’occasione, Luigi Cavenaghi decise di intervenire con una pulitura e, di conseguenza, con la rimozione di una vecchia vernice applicata probabilmente dallo stesso Leonardo. Con grande meraviglia, venne alla luce un piccolo cartiglio che recava righe e note di una partitura musicale.

Da quel momento in poi le ipotesi sulla vera identità dell’effigiato sono state molte: è stato avanzato il nome di Franchino Gaffurio, maestro di cappella del Duomo, quello di Josquin des Prez cantore e compositore franco-fiammingo, oppure quello di Atalante Migliorotti, musico toscano amico di Leonardo.

Dalle fonti sappiamo che Leonardo avrebbe eseguito dei disegni e delle incisioni in legno per un trattato scritto da Gaffurio: la Pratica Musica. Composta da quattro libri, quest’opera parte da presupposti filosofici chiaramente aristotelici. La musica, intesa come disciplina quantitativa, comprende lo studio delle proporzioni in una duplice prospettiva speculativa e pratica.

Il dipinto rappresenta l’unico ritratto maschile di Leonardo a noi pervenuto e presenta delle analogie stilistiche con la Dama con l’ermellino e la Belle Ferronniére: simili sono il taglio, il rapporto della figura con lo spazio e l’introspezione psicologica. Il giovane, dalla folta capigliatura, indossa una berretta rossa e un abito di qualità non eccelsa. L’effigiato è colto in un momento di attesa, aspetta forse di dare il via al suo canto o è intento ad ascoltare il fluttuare delle note. Gli occhi fissano un punto lontano e nello sguardo si coglie una sottile vena di malinconia. La mano, poggiata a un parapetto, stringe un cartiglio sul quale si distinguono chiaramente le note musicali con la scritta “Cant… Ang…”. Proprio queste parole appuntate confermerebbero che si tratta proprio del Gaffurio, compositore di un “Cantum Angelicum“, cioè l’Angelicum ad divinum opus. 

Ritratto di musico (particolare)
Ritratto di musico (particolare)

Anche Tiziano, pochi anni più tardi, dipinse il “Ritratto di un musico”, oggi conservato alla Galleria Spada di Roma. L’opera fu attribuita a Tiziano da Federico Zeri . A differenza del suo illustre precedente, qui il personaggio è colto di schiena e compie una leggera torsione con il busto in direzione dello spettatore. Dallo sfondo bruno emerge un tavolo sul quale è poggiato un cartiglio. Dietro è posto uno strumento a corda, forse una viola o un liuto.

Tiziano Vecellio, Ritratto di musico, 1515-20, olio su tela, Roma, Galleria Spada.
Tiziano Vecellio, Ritratto di musico, 1515-20, olio su tela, Roma, Galleria Spada.

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