I fasti di una volta: le Corone delle Monarchie decadute

di Fabio Strazzullo 

Il termine corona deriva dal greco κορονή e dal latino corona, che significa “oggetto che circonda” (la testa). Da sempre oggetto di grande fascino e splendore, la corona è un simbolo d’autorità sovrana che con la sua altezza eleva colui che la indossa sulle altre persone e ne rappresenta l’importanza. Iniziò ad avere il suo valore solo nel Medioevo (precisamente nel VII secolo) arricchendosi di oro, gemme e pietre preziose. A partire dal Sacro Romano Impero, nei paesi cristiani, la corona simboleggia il potere conferito da Dio e non è un caso, se la maggior parte delle corone dei Re d’Europa sono sormontate da una croce. Tuttavia, quello che più affascina di una corona è la sua bellezza. Oro e pietre preziose ne fanno un oggetto non solo di potere, ma anche di un’impressione artistica invidiabile atta a farci capire anche i gusti di coloro che la indossano. Nel corso dei secoli ne sono state realizzate tante, eppure a guardarle, nessuna sembra superare le altre.

 

L’unica cosa che però le distingue è la loro storia. Alcune sono tutt’oggi utilizzate in varie funzioni regali, mentre altre sono custodite nella teca di qualche museo per essere ammirate ogni giorno da file di visitatori di tutto il mondo. Si resta affascinati dalla ricchezza dei dettagli decorativi che non danno mai l’idea di un oggetto vecchio di tanti anni. Eppure la durevolezza di alcune corone non poté, purtroppo corrispondere a quella della Casa Regnante d’appartenenza. In questo articolo racconterò la storia delle dieci corone più famose che hanno segnato i fasti, ma allo stesso tempo la caduta delle Monarchie più importanti d’Europa:
-La corona Ferrea: utilizzata dall’Alto Medioevo fino al XIX secolo per l’incoronazione a re d’Italia. Secondo la tradizione, la regina Elena, madre dell’imperatore Costantino I, ritrovò gli strumenti della passione di Cristo nell’area del monte Golgota, tra cui la vera Croce con ancora i chiodi conficcati sopra. Elena lasciò, dunque la croce a Gerusalemme, portando con sé i chiodi a Roma e ne fece inserire uno nel diadema del figlio, perché lo proteggesse in battaglia.

Si tramanda che papa Gregorio I avesse poi donato uno dei chiodi a Teodolinda, regina dei Longobardi per averli convertiti al cristianesimo e lo fece ribattere in forma circolare, utilizzando una lamina doro per la corona per poi lasciarla in eredità al duomo di Monza. Proprio per questa tradizione, la corona è considerata non solo un oggetto prezioso, ma anche una reliquia sacra e molti sovrani decisero di utilizzarla per la loro incoronazione. Esempi importanti furono Carlo Magno nel 775; Carlo V d’Asburgo nel 1530; Napoleone nel 1805 e ultimo, Ferdinando I d’Asburgo nel 1838 durante le guerre d’indipendenza italiana, che portarono ad un sequestro della corona da parte dell’Austria per poi essere nuovamente restituita all’Italia solo nel 1866. Ma a causa di ciò, la corona subì una sorta di damnatio memoriae, divenendo un simbolo dell’antica dominazione austriaca. Passata ai Savoia, nessuno di loro venne incoronato con la corona ferrea anche se fu esposta a Roma come insegna reale in occasione dei funerali di Vittorio Emanuele II (1878) e di Umberto I (1900). Studi recenti hanno datato la corona ad interventi realizzati tra il IV-V e il IX secolo, possa essere un’insegna reale tardo-antica, forse ostrogota, passata ai re longobardi e pervenuta infine ai sovrani carolingi, che l’avrebbero fatta restaurare e donata al Duomo di Monza. Per la presenza del presunto chiodo della croce di Cristo, il nome originale della corona è “Corona del Ferro”. Si presenta come un diadema circolare aureo composto da sei placche rettangolari dorate legate a cerniera tra loro sul cerchio di metallo, ovvero il chiodo. Tuttavia, analisi scientifiche del 1993 hanno dimostrato che la lamina del cerchio non è di ferro, bensì d’argento. Ogni placchetta è divisa in due campi distinti: quattro rosette a sette foglie in oro sbalzato disposte a croce attorno ad una gemma incastonata, negli angoli del disegno a croce piastrine smaltate affrancate per mezzo di griffe, decorate con motivi vegetali rivolti verso l’esterno. Vicino ad un segmento verticale con tre gemme incolonnate. La sequenza ritmica delle placchette appare interrotta in due punti: quando due segmenti verticali vengono a trovarsi l’uno accanto all’altro (uno presenta tre gemme incolonnate, l’altro una sola gemma tra due rosette) e quando due settori a croce, privi dell’elemento verticale a gemme incolonnate, vengono a trovarsi l’uno accanto all’altro. Le cerniere che uniscono le piastre sono coperte da un filo d’oro a grossi grani. Il bordo inferiore del diadema presenta cinquantadue piccoli fori praticati in epoca successiva a quella d’esecuzione per fissarlo ad un cuscinetto. Le pietre impiegate sono granati, quarzi e pasta di vetro con montature a cabochon. Le rosette in oro sbalzato sono formate da una serie di foglie a linguetta, tra loro separate da profonde nervature, disposte attorno a un elemento centrale semisferico. Gli smalti disegnano sul fondo verde germogli vegetali che si dipartono da una foglia cuoriforme e si aprono attorno ad uno spesso segmento dorato da cui spuntano steli con bacche di un blu intenso e in tre casi di color rosso-bruno. Lo stelo centrale porta piccole foglie bianche e termina con una bacca di un bianco opaco. La vivacità cromatica delle piastrine smaltate è ottenuta grazie all’alternarsi di smalti traslucidi e opachi, sul fondo traslucido verde smeraldo e le bacche di color rosso-bruno fanno trasparire il fondo aureo tamburato per far meglio aderire lo smalto. Nella parte interna, a metà dell’altezza, vi è il famoso chiodo sacro, formato da una lamina rozzamente lavorata, nel quale si rivelano ben undici piccoli fori, distribuiti quasi ad uguale distanza. Questo cerchio di metallo blocca all’interno il movimento delle piastre.
-La corona di Polonia: secondo la tradizione, in occasione di un pellegrinaggio alla tomba di Sant’Adalberto a Gniezno, venne donata da re Ottone III di Sassonia nell’anno 1000 a re Boleslao, investendolo col titolo di “Frater et Cooperator Imperii”. Proprio per questo, la corona è detta anche “Corona di Boleslao I di Polonia”, col quale inizia il regno vero e proprio di Polonia. In realtà, venne realizzata nel 1320 a Cracovia per lui e così per tutti i successivi re di Polonia fino al 25 novembre 1764 per l’incoronazione di Stanislao II Augusto Poniatowski nella Cattedrale di San Giovanni a Varsavia. Era conservata insieme al resto dei gioielli del regno nel castello di Wawel a Cracovia, dove rimase fino al suo furto durante i saccheggi della città nel 1794 da parte dell’esercito prussiano. Infatti, quella che oggi vediamo esposta nella città di Nowy Sącz in Polonia è una replica. È formata da un totale di 474 pietre preziose (rubini sintetici, smeraldi, zaffiri, granati e gemme) e perle incastonate su otto gigli dorati, da cui partono quattro archi su cui poggia un globo con croce dorata, mentre al centro vi è un velluto di seta viola. L’unico pezzo originale delle regalie di Polonia sopravvissuto è solo la spada dell’incoronazione, chiamata “Szczerbiec” (fine XII-XIII secolo) sospesa orizzontalmente all’interno di una teca di vetro al piano terra nell’angolo nord-orientale del Castello di Wawel.
-La corona imperiale d’Austria: venne realizzata a Praga (allora residenza imperiale) nel 1602 dal famoso gioielliere Jan Vermeyen in oro puro, parzialmente smaltata e decorata con diamanti, rubini, spinelli, zaffiri e perle oltre ad una copertura di velluto per l’incoronazione di Rodolfo II d’Asburgo. Dopo di lui, fu usata da tutti i sovrani del casato d’Asburgo-Lorena, divenendo così la corona ufficiale dell’impero austriaco. Infatti, secondo la tradizione austriaca, alla morte di un sovrano la sua corona veniva spezzata, mentre questa è una delle poche sopravvissute forse proprio per la sua raffinatezza e bellezza. Osservandola attentamente, la corona è suddivisa in tre parti che stanno ad indicare i tre diritti del sovrano: il Circolo simboleggia l’autorità e costituisce già una corona a sé con otto gigli dorati, sui quali sono incastonate pietre preziose e perle; la Mitra, ovvero il diritto divino è in oro smaltato. Nei quattro triangoli sferici della mitra d’oro che lasciano un’apertura nel mezzo attraverso cui passa l’alto arco è raffigurato Rodolfo nei suoi quattro principali uffici e titoli: il primo triangolo lo mostra in ginocchio, ricevendo la corona imperiale del Sacro Romano Impero a Regensburg. Il secondo lo mostra in sella al cavallo a Presburgo per la sua incoronazione come re d’Ungheria. Il terzo mostra la sua incoronazione a Praga come re di Boemia. Il quarto e ultimo triangolo, invece descrive un’allegoria della sua vittoria sugli invasori turchi; l’Arco simboleggia Cristo e allude all’incarico del sovrano di governare in terra per volere di Cristo. È costellato da otto diamanti, alla cui sommità vi un grande smeraldo blu-verde che simboleggia la speranza del Paradiso, inoltre lo smeraldo non è tagliato. Sull’arco, inoltre vi è una scritta latina: RVDOLPHVS II ROM IMP AVGVSTUS HVNG ET BOH REX CONSTRVXIT MDCII (Rodolfo II Imperatore romano Augusto, re d’Ungheria e di Boemia fece costruire [questa corona] nel 1602). Attualmente è esposta nella Hofburg di Vienna insieme al resto delle regalie.
-La corona di Luigi XV di Francia: era la corona personale di re Luigi XV e l’unico oggetto sopravvissuto dei gioielli della corona francese risalente all’Ancien Régime, dato che gran parte delle regalie vennero perdute, rubate o distrutte nel corso della rivoluzione francese. Era tradizione fin dal XVIII secolo che i re di Francia decorassero le loro corone con pietre preziose e Luigi XV non fu da meno. La corona venne realizzata dagli orefici Auguste Duflos e Claude Rondé in occasione della sua incoronazione nel 1722. È formata da un berretto in raso ricamato con una fascia metallica, dalla quale partono otto archi sormontati da un fleur-de-lis (giglio) formato da cinque diamanti. La fascia metallica è coperta alle due estremità da perle, mentre al centro da otto pietre colorate, da cui partono gli otto archi coperti anch’essi da altre pietre colorate alternate a diamanti. Lo stesso dicasi per le otto pietre della fascia metallica (zaffiri, rubini, topazi e smeraldi) alternate a diamanti. Prima dell’incoronazione, sulla corona era incastonato anche il famoso diamante Reggente e il Sancy, inoltre alcune pietre facevano parte della collezione del cardinale Mazzarino. Nel complesso, la corona conteneva 282 diamanti (161 e 121 di larghezza piccola), 64 pietre colorate (di cui 16 rubini, 16 smeraldi zaffiri e 16) e 237 perle. Nel 1885 la repubblica francese decise di vendere gran parte dei gioielli della corona. Per la sua importanza storica, venne tuttavia conservata solo questa corona, tranne le sue pietre preziose, che vennero sostituite da pezzi di vetro colorato. Attualmente è esposta nella Galerie d’Apollon al museo del Louvre. Ci si domanderebbe come mai sia l’unica superstite, dato che prima e dopo Luigi XV ci furono altri sovrani e quindi altre corone. La risposta è che alla morte del re di Francia, la corona veniva donata alla basilica dell’Abbazia di Saint-Denis, dove poi venivano tumulati i corpi dei re di Francia e delle loro mogli. Alla morte di Luigi XV, però, il nipote e successore Luigi XVI decise di utilizzare questa qui per la propria incoronazione e così essa assunse il valore di corona reale. L’ultimo ad averla indossata fu Carlo X di Francia, altro nipote di Luigi XV.
-La corona imperiale di Russia: fu realizzata nel 1762 dai gioiellieri di corte Ekart e Jeremia Pauzieper per l’incoronazione di Caterina II e d’allora per tutti gli zar di Russia fino alla caduta della Monarchia nel 1917. Ha la forma di una mitria semiaperta realizzata con la tecnica dell’intreccio e adornata con 4.936 diamanti disposti sull’intera superficie che forma foglie di palma, inoltre sono presenti piccoli brillanti circondanti alcuni grandi diamanti di varie forme e colori, tra cui uno di 56 carati appartenuto all’imperatrice Elisabetta. Le due estremità sono ornate con perle, mentre una fascia, decorata anch’essa con foglie di quercia e ghiande, sale dai rami di palma laterali. Al centro e sulla cuspide della fascia centrale è presente un diamante a rosetta con dodici petali, dal quale sorge lo spinello rosso; a sua volta questa pietra è sormontata da una croce di cinque diamanti, rappresentanti la fede cristiana del sovrano, il potere divino della monarchia e la supremazia dell’ordine divino sul potere terreno. Attualmente è esposta nel Palazzo del Cremlino a Mosca.


-La corona di Baviera: venne commissionato all’orafo francese Jean-Baptiste de Lasne nel 1804 per Massimiliano I di Baviera, dopo che Napoleone Bonaparte elevò la Baviera a stato di regno. Ispirata a quella di Luigi XV, la corona è composta da rubini, diamanti, smeraldi, zaffiri e perle. In origine, sulla cima era incastonato il celebre diamante blu Wittelsbach. Dopo la proclamazione della repubblica tedesca nel 1918, la corona con il diamante blu fece la sua ultima apparizione ai funerali di Ludovico III di Baviera nel 1921. Essa fu incamerata insieme agli altri gioielli della casa Wittelsbach dallo Stato ed esposta al pubblico. Nel 1931, il governo tedesco decise di dare una sorta di indennizzo agli eredi della casa reale e autorizzò la vendita del diamante blu, ma non fu trovato un acquirente. La gemma fu acquistata nel 1961 da un commerciante di diamanti di Anversa e nel 2008 è ricomparso in un’asta di Christie’s. Come la tradizione portoghese, anche in Baviera il sovrano non indossava la corona, ma la teneva su un cuscino posto ai suoi piedi.
-La Corona del Portogallo: durante i suoi nove secoli di storia, la tradizione monarchica portoghese ha avuto una caratteristica molto particolare. Quando nel 1640 il Portogallo si ribellò alla dominazione spagnola, Giovanni, duca di Braganza venne incoronato re come Giovanni IV insieme a sua moglie Luisa de Guzmàn, figlia dell’ottavo duca di Medina Sidonia. Per sua iniziativa venne avviato in Portogallo il culto dell’Immacolata Concezione, che egli proclamò protettrice del regno mentre la moglie, i figli, il popolo portoghese e lui stesso suoi vassalli. Decise, inoltre che i monarchi portoghesi non portassero più in testa la corona, che da allora fu posta su un cuscino accanto al re come ci testimoniano alcuni ritratti di corte. Dunque, la tradizionale cerimonia d’incoronazione venne sostituita dall’Aclamation, durante la quale il re riceveva gli omaggi di stato senza indossare la corona. Tuttavia, nel corso dell’Ottocento fu indispensabile una corona che desse al Portogallo un segno distintivo della propria monarchia e nel 1817 ne venne realizzata una a Rio de Janeiro (all’epoca colonia portoghese) dal gioielliere don Antonio Gomes da Silva in occasione dell’incoronazione di Giovanni VI. La corona portoghese si distingue da molte altre, perché è la tipica corona imperiale a foggia imperiale ribassata con elementi decorativi barocchi alla base e un globo centrale sulla cui sommità è posta una croce e velluto rosso interno, ma non ci sono diamanti o pietre preziose. Attualmente è conservata nel palazzo di Ajuda presso Lisbona, ma non esposta al pubblico.
-La corona di Romania: a differenza di molte altre, questa corona venne forgiata a Budapest nel 1881 con l’acciaio di un cannone ottomano preso dall’esercito rumeno durante la guerra d’indipendenza contro l’impero ottomano nel 1877-78. Fu lo stesso re Carlo I di Romani a scegliere l’acciaio e non l’oro, per simboleggiare il coraggio e la tenacia dell’esercito romeno. È attualmente esposta nel Museo Nazionale di Storia Romena a Bucarest in Romania.
-La corona Pahlavi di Persia: con l’ascesa al trono di Persia della dinastia Pahlavi, nel 1925 lo Scià Reza Pahlavi ordinò dei nuovi regalia, tra cui questa corona che venne indossata da lui il giorno della sua incoronazione il 25 aprile 1926. La corona è ispirata all’arte dell’impero Sasanide, che governò la Persia dal 224 al 651 d.C. Di piccolo formato, è in velluto rosso, oro e argento. La superficie è rivestita da 3380 diamanti, di cui uno giallo al centro della corona con una serie di piccoli diamanti messi attorno per formare un sole. Alle due estremità della base ci sono quasi 369 piccole perle bianche. Infine, sono presenti anche cinque smeraldi, di cui il più grande si trova sulla sommità della corona con piume. Sebbene la corona risalga al XX secolo, tutte le pietre preziose furono scelte tra quelle già presenti nel tesoro persiano. Attualmente è esposta alla banca centrale di Tehran presso l’Iran.
Finora ho descritto cronologicamente le corone più importanti, eppure ce n’è una in particolare famosa, ma poco conosciuta del XVIII secolo. Inoltre, un documento d’archivio a Napoli ne riporta un’attenzione maniacale per i dettagli.

Si tratta de:
-La corona del Regno di Sicilia: fu realizzata nel 1735 dal gioielliere Claudio Imbert per l’incoronazione di Carlo di Borbone a Palermo, capitale del Regno di Sicilia per il 3 luglio dello stesso anno. Il documento dice “Primariamente la Corona è composta di sei Branche arricchite tutte di Diamanti Brillanti perfetti con distinzione a sapere e la Branca di mezzo che viene avanti è Composta di 19 Diamanti tra li quali ve ne uno a otto angoli di peso 160 grani Color di Viola perfetto, gli altri sono di peso di grani 26 sminuendo sino a 12 grani; da la prima della sfera, l’altre cinque Branche sono composte di 128 Brilanti, di grani 18, ciascheduno diminuendo infine di cinque grani in tutte le cinque Branche. Di più all’interno di detta Corona vi sono 12 fiori, cioè sei grandi e sei piccoli, li quali grandi vi è alli tre diversi Brillanti in quanto di peso di 44 grani l’uno, e l’altri due sono di 42, e 41 grano, e li tre di dietro sono a otto angoli di 30 grani ciascuno e le sei piccole i suoi Brilanti pesano quindici grani ognuno: li quali dodici fiori hanno ancora quattro brilanti, ciascuno di peso di 3 grani. Di più dodici mezze lune intorno del Cerchio sono composte di cinque Diamanti ognuno, le quattro mezze lune dinanzi, suoi principali Diamanti, Brilanti sono quasi di peso di grani ventitré ognuno, e li 4, che vi sono intorno pesano quattro grani l’uno e l’altre otto mezze lune li suoi principali Diamanti pesano 4 grani l’uno, e due grani gli altri quattro che sono intorno de principali Diamanti. il Cerchio della Corona è composto di 34 Brilanti, quello, che è in mezzo la sua forma è a otto angoli di peso di 64 grani, e gli altri che ci sono a ogni parte sono di peso 32 grani l’uno e l’altri di 24 grani in sino a dieciotto. Di più di sopra della Corona vi è l’Mondo con una sfera arricchita di Brilanti con una picola Croce di Brilante, che è sopra del Mondo. Il peso di questa superba e magnifica Corona è di diecinove oncie, alli quali tutti i Diamanti insieme pesano cinque oncie, tredici oncie d’Oro, e un un’oncia d’Argento, che quella oncia d’Argento mantiene 361 Diamanti. il valore della detta Corona è di 1.200.000 Pezzi”.
Scriverà Giuseppe Senatore nel suo Giornale Istorico “Quella majeftofa, ricchiffima, e ben ideata Corona era di forma piramidale, compofta di un Cerchio coverto: su del quale eftolleanfi cinque curve Afte, che foftenevano un Globo all’intutto sferico, rapprefentante il Mondo, che in fuo punto al di fovra avea ben lavorata Croce di oro. Il fuo pefo era in tutto oncie 19 cioè, oncie 5 diamanti, oncie 13 oro, ed oncia una argento, che ferviva di ligatura a 361, quanti erano i mentovati diamanti, che l’adornavano: tra quali, avvengache ben groffi, e di ogni perfezione tutto foffero; uno ve n’era nell’afta di mezzo, che tutti gli altri fopravanzava, perché 168 grani avea di pefo: però non di tutta perfezione, che in effo ricercavafi. Il valore pofcia di quefta maravigliofa Corona afcendeva ad un milione, e duecentomila pezze. Il faccio Inventore, ed Artefice, che formolla; fu Claudio Imbert d’Avignone, che già al fervigio del Re ritrovavafi”.

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BIBLIOGRAFIA

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-V.B, Meen, et al. Crown jewels of Iran, Toronto 1968.
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-Jerzy Lileyko. Regalie Polacche, Varsavia, 1987
-William Clarke, La Fortuna Persa degli Zar, Londra: Wiedenfeld & Nicholson, 1994
-Valeriana Maspero, La corona ferrea. La storia del più antico e celebre simbolo del potere in Europa, Vittone Editore, Monza, 2003
-Lina Schnorr, Vienna Imperiale, Vienna: HB Medienvertrieb GesmbH, 2012

 
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