Gli Acroliti: le statue colossali dell’Antica Roma

di: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

Tra le straordinarie ed imponenti opere che gli antichi romani realizzarono, ve ne sono alcune che per le loro stesse dimensioni, superano l’immaginabile: gli acroliti.

Queste particolari statue erano solitamente realizzate con le estremità (testa, mani e piedi) in marmo o pietra – e in qualche caso in avorio – mentre il resto del corpo era di legno o di un altro materiale comunque “povero”, poi dipinto o rivestito in oro e quasi sempre ricoperto di abiti, per celare la struttura portante della statua. Per gli antichi infatti, il dio in persona abitava all’interno di questi idoli sacri, a cui venivano riservati trattamenti da veri e propri “esseri viventi” che come tali, venivano vestiti, “nutriti” con le offerte e ovviamente adorati.

Acrolito-Ludovisi-Roma

Gli acroliti, per la loro conformazione, potrebbero segnare il passaggio dalla statua di pietra o legno, con generali indicazioni del corpo, tipica delle fasi più antiche, a quella modellata così magistralmente in tutte le sue parti che ben conosciamo negli esempi dell’arte greca e romana. Anche l’uso di giustapporre materiali differenti nella scultura sembra risalire a un tempo molto antico e generalmente si ritiene che gli acroliti siano una manifestazione iconografica già presente nell’arte greca più arcaica.

Gli acroliti venivano utilizzati dagli antichi soprattutto per realizzare le statue di divinità destinate ad essere esposte nei templi e, in alcuni casi, potevano anche ritrarre alcuni imperatori divinizzati.

La città di Roma, capitale dell’immenso e potente impero, ha fortunatamente consentito di conoscere esemplari variegati che coprono un arco cronologico molto ampio. Tra i più antichi vi è la colossale testa dell’acrolito Ludovisi, esposto a Palazzo Altemps e considerato uno dei capolavori della scultura magnogreca. La testa colossale di Afrodite venne rinvenuta a Roma nell’area della scomparsa Villa Ludovisi al Quirinale e probabilmente fu utilizzata nel santuario di Venere Erycina, costruito tra il 184 a.C. e il 181 a.C. L’imponente dimensione della testa lascia facilmente immaginare l’impressione attonita che dovevano avere coloro che potevano ammirarla nel tempio, solo da lontano, seduta e velata: nonostante oggi si sia persa la vivace policromia ed i ricchi ornamenti in metalli preziosi, la dea riesce ad incantare ed affascinare comunque l’osservatore.

Centrale Montemartini

Un altro antico acrolito giunto fino a noi è quello costituito dai resti della colossale statua femminile – il braccio destro, la testa e i piedi –  esposti alla Centrale Montemartini e datati al 101 a.C. Rinvenuti all’interno dell’area sacra di Torre Argentina, nelle vicinanze del tempio circolare (chiamato B) attribuito solitamente alla Fortuna Huiusce Diei, hanno una grandezza tale da portare a ritenere che l’acrolito fosse alto quasi 8 metri. Nulla resta invece del corpo della statua perché proprio il suo essere realizzato in legno, lo rende di fatto altamente deperibile e per questo inconservabile.

Con l’avvento della fase imperiale, ecco che anche gli imperatori iniziano a richiedere la realizzazione di ritratti in forma d’acrolito e gli esempi più noti sono certamente quelli di Augusto e Costantino.

Augusto

 

All’interno del proprio Foro, proprio a lato del tempio dedicato a Marte Ultore, Augusto fece realizzare la cosiddetta Aula del Colosso, proprio sul fondo dell’ampio portico occidentale, nella posizione tipica dei sacelli strettamente connessi alle basiliche. La parete di fondo dell’Aula, sulla quale si stagliava il Colosso, ha rivelato un rivestimento costituito da lastre rettangolari in marmo bianco lunense almeno fino all’altezza della statua, ovvero 11 metri circa. Nei pochi resti riconducibili alla statua,  esposti oggi nel museo dei Mercati di Traiano, si riconoscono parte di un dito della mano destra, la mano sinistra della quale si conserva il dorso disteso, un occhio, e un tratto del braccio forse appena oltre il polso. I reperti sono scolpiti in prezioso marmo pario della migliore qualità come nel caso dell’Augusto di Prima Porta.

Musei Capitolini_Statua colossale Costantino

Ai Musei Capitolini invece è possibile ammirare i numerosi resti dell’acrolito di Costantino: una mano e il braccio destro, i piedi, un ginocchio, il femore destro, il polpaccio sinistro e la testa.  La statua fu rinvenuta al tempo di papa Innocenzo VIII nel 1486 e verosimilmente doveva essere stata realizzata per essere posta all’interno della Basilica di Massenzio e per questo datata tra il 313 (anno in cui la basilica venne dedicata a Costantino I) e il 324 (quando nei ritratti dell’imperatore romano comincia ad apparire il diadema). Date le dimensioni dei frammenti recuperati, si è ipotizzato che la statua dovesse avere un’altezza di circa 12 metri. Probabilmente Costantino fu ritratto seduto, avvolto nel paludamentum, con il petto scoperto ed il braccio destro sollevato, con in mano lo scettro. Gli occhi sono grandi, quasi smisurati, con la pupilla ben marcata mentre guarda verso l’alto, e sono il punto focale dell’intero ritratto: lo sguardo fisso dell’imperatore sembra scrutare l’ambiente circostante e dà al ritratto un’apparenza di austerità extraterrena. Ed effettivamente, a differenza del curato realismo della ritrattistica romana anteriore, qui siamo in presenza di un volto idealizzato che cerca di rendere un’aura di santità in cui verosimilmente si possono leggere le prime influenze dell’arte del Cristianesimo.

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