Giuseppe Ungaretti, “Giorno per giorno”. La struggente poesia dedicata al figlio scomparso

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Foto di Vivian Maier

GIORNO PER GIORNO

(di Giuseppe Ungaretti)

“Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto …”
E il volto già scomparso
Ma gli occhi ancora vivi
Dal guanciale volgeva alla finestra,
E riempivano passeri la stanza
Verso le briciole dal babbo sparse
Per distrarre il suo bimbo …

Ora potrò baciare solo in sogno
Le fiduciose mani …
E discorro, lavoro,
Sono appena mutato, temo, fumo …
Come si può ch’io regga a tanta notte? …

Mi porteranno gli anni
Chissà quali altri orrori,
Ma ti sentivo accanto,
M’avresti consolato …

Mai, non saprete mai come m’illumina
L’ombra che mi si pone a lato, timida,
Quando non spero più …

Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce
Che in corsa risuonando per le stanze
Sollevava dai crucci un uomo stanco?
La terra l’ha disfatta, la protegge
Un passato di favola …

Ogni altra voce è un’eco che si spegne
Ora che una mi chiama
Dalle vette immortali.

In cielo cerco il tuo felice volto,
Ed i miei occhi in me null’altro vedano
Quando anch’essi vorrà chiudere Iddio …

E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto! …

Sono tornato ai colli, ai pini amati
E del ritmo dell’aria il patrio accento
Che non riudrò con te,
Mi spezza ad ogni soffio …

Non più furori reca a me l’estate,
Né primavera i suoi presentimenti;
Puoi declinare, autunno,
Con le tue stolte glorie:
Per uno spoglio desiderio, inverno
Distende la stagione più clemente! …

 
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