Giotto e la pittura su tavola: tecnica e segreti

di Laura Corchia

Il linguaggio pittorico di Giotto si caratterizza per la rappresentazione volumetrica delle forme, chiaramente individuabile nei disegni preparatori che il maestro eseguiva prima di passare alla pittura vera e propria. Il segno segue il contorno delle figure e tratteggia con pennellate acquose i volumi. I disegni erano corredati dalle ombreggiature, necessarie per indicare il modellato delle figure.

Giotto passava poi all’applicazione del colore in gradazione cromatica, aggiungendo progressive miscele di bianco e raggiungendo, in questo modo, un risultato il più possibile naturalistico.

Giotto, Polittico Baroncelli, Incoronazione della Vergine, particolare 1330 ca, tempera e oro su tavola
Giotto, Polittico Baroncelli, Incoronazione della Vergine, particolare 1330 ca, tempera e oro su tavola

Il suo modo di procedere è particolarmente evidente in un’opera giovanile, la Madonna col Bambino proveniente dalla chiesa di San Giorgio alla Costa. Il supposto ligneo è costituito da tre assi di legno di pioppo disposte in senso verticale e assemblate mediante un incollaggio a freddo con colla di caseina. Solo nelle commettiture centrali sono presenti tre ranghette rettangolari.

Madonna di San Giorgio alla Costa
Madonna di San Giorgio alla Costa

Il supporto è totalmente ricoperto da una incamottatura costituita da quattro vecchie pezze di lino imbevute in una miscela di gesso e colla, sulla quale sono stati applicati diversi strati di gesso progressivamente sempre più sottili. Il risultato è una superficie perfettamente liscia e levigata.

Sorprendente è la varietà di tecniche impiegate per tracciare il disegno: carboncino, inchiostro ed infine pennello per fissare la traccia. Gli incarnati sono resi con un disegno acquarellato, accuratamente ombreggiato per delineare la volumetria delle forme. Il trono è disegnato invece mediante incisione con una punta acuminata e il fondo oro è stato eseguito con foglie d’oro applicate a guazzo su un sottilissimo strato di bolo, successivamente brunite e decorate con incisioni a bulino. In alcune decorazioni geometriche è stata individuata la presenza di una doppia lamina di stagno e oro, poi ricoperta da una vernice protettiva che oggi si presenta di colorazione rossastra.

I pigmenti (oltremare, biacca, lacca rossa, indaco, orpimento, cinabro, nero di carbone) sono stemperati nel rosso dell’uovo insieme a gomma o latte di fico. Il manto della Vergine è reso con due strati sovrapposti: uno rosa, preparatorio, e uno blu. Il colore è campito con pennellate veloci e sottili.

giotto di bondone crocifisso santa maria novella big
Crocifisso di Santa Maria Novella

Gli strati celeste e rosa si ritrovano anche nel manto della Vergine dipinta per la Croce di Santa Maria Novella, con ordine invertito. L’opera è costituita da un assemblaggio di assi di pioppo. Il sistema di traversatura è ottenuto mediante dieci traverse orizzontali di olmo e l’accurata lavorazione del retro con sagomatura a “bastoncino” successivamente ricoperta da uno strato di minio. Tutte le giunzioni e le malformazioni del legno sono state coperte da strisce di pergamena e pezze di lino. La riflettografia IR eseguita sull’opera ha evidenziato un disegno preparatorio eseguito a pennello con un chiaroscuro ombreggiato. Le zone dipinte e le zone dorate sono delimitate la sottilissime incisioni. La gamma dei pigmenti è piuttosto ristretta: biacca, ocra, orpimento, giallo di piombo e stagno, ocra rossa, cinabro, carminio, terra verde, indaco, oltremare, azzurrite e il consueto nero di carbone.

Madonna di Ognissanti
Madonna di Ognissanti

Analizziamo infine la tecnica impiegata per dipingere la bellissima Madonna di Ognissanti, databile al primo decennio del Trecento. Il supporto è costituito da cinque assi verticali in pioppo, con il retro costituito da tre traverse orizzontali e due montanti verticali in olmo. Sull’incamottatura in tela è stata stesa la preparazione di gesso e colla. Il disegno preparatorio dei panneggi segue l’andamento dei panneggi, mentre gli incarnati sono ombreggiati a pennello. Le dorature sono a missione oleosa e i pigmenti sono stemperati con olio di lino. Gli incarnati sono resi con pennellate rosa nelle parti in luce, che si diradano progressivamente per rendere le zone d’ombra e la volumetria.

 

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