Diego Velázquez: “il primo pittore delle cose comuni”

di Laura Corchia

“Preferirei essere il primo pittore delle cose comuni  

piuttosto che il secondo dell’arte più alta”

(Diego Velázquez)

Durante il 1500 Siviglia era una delle città più ricche e cosmopolite della Spagna. Qui nacque Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, destinato a diventare il faro del Seicento spagnolo. Figlio di un avvocato e di Jerónima Velázquez, Diego ben presto si recò a Madrid, presso la corte di Filippo IV.

I due viaggi in Italia – nel 1629 e nel 1649- gli permisero di conoscere la pittura dei caravaggisti e dei veneti che, tuttavia, non influirono direttamente sulla sua pittura, frutto di uno stile del tutto personale. Sia che dipingesse popolani o gran signori, buffoni o “infanti”, sia che producesse scene storiche, Velázquez ricercò sempre la verità, riuscendo a mantenere sempre alta la qualità dei lavori. Pose uguale impegno nel rappresentare scene familiari e soggetti sacri, uguale rispetto nei ritratti dei popolani e in quelli dei personaggi di corte.

«Pittura austera, pittura di Castiglia, pittura della concentrazione, pittura pregna di luce interiore, dove lo spazio esiste per lo spazio, come l’arte esiste per l’arte. […] Velázquez è l’indice della bilancia della Spagna nel momento in cui la bilancia saliva più in alto e nei suoi piatti stava l’oro del Secolo d’oro. È l’equazione plastica reale e aurifera perfetta». Ramón Gómez de la Serna, Don Diego Velazquez, 1943.
Diego Velázquez, Las Meninas, dettaglio dell’autoritratto del pittore, 1656
I suoi dipinti sacri si distinsero per la personale visione artistica. Ne Il Crocifisso, la grande figura del Cristo si staglia su un fondo scuro e uniforme che rende più plastiche le forme del corpo e le esalta.

Grande attenzione riservò alla pittura che ritrae temi tratti dal quotidiano: raffigurò nature morte, cuoche, sguatteri e commensali con una tecnica studiata e costruita meticolosamente e caratterizzata da un chiaroscuro di derivazione caravaggesca. La vita di ogni giorno è vissuta e osservata senza mediazioni, nei suoi tratti più veri e autentici. La pennellata fluida e vibrante descrive con schiettezza i suoi soggetti, rendendoli vividi e reali.

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Diego Velázquez, Venere e Cupido, 1648

Una delle sue opere più note è Las Meninas, un ritratto della famiglia di Filippo IV. Eseguito nel 1656 è universalmente riconosciuto come un capolavoro. Il titolo risale all’Ottocento: “menina” in portoghese significa “damigella d’onore”. Nel dipinto è raffigurato lo stesso Velázquez che dipinge. Fulcro della composizione è l’infanta Margherita, accompagnata dalle sue damigelle. Vi sono inoltre i nani di corte e un cane in primo piano. La regina Maria Anna d’Austria e il re Filippo IV sono effigiati nello specchio, presentandosi dunque come i veri protagonisti del ritratto, in posa di fronte all’artista.

Diego Velázquez, Las Meninas, 1656
Diego Velázquez, Las Meninas, 1656

Da questo momento in poi la sua tecnica rimarrà insuperata, dimostrando la potenza che un artista può esercitare sul mondo visibile e la supremazia che l’arte ha nei confronti della realtà.

Velázquez amava definirsi “Il primo pittore delle cose comuni”. Nel 1724, Palomino scrisse: “Qualcuno rinfacciò [a Velázquez] il fatto che non dipingeva con soavità e bellezza soggetti più seri, in cui avrebbe potuto benissimo emulare Raffaello d’Urbino: ed egli se la cavò elegantemente dicendo che preferiva essere primo in quel genere grossolano, che secondo in uno più delicato”. 

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Di certo la sua arte fu apprezzata da Lacombe che, negli stessi anni, così scrisse “un genio ardito e penetrante, un pennello fiero, colore vigoroso, un tocco energico, hanno fatto di Velázquez un artista celebre”. 

Morì il 6 agosto 1660 in seguito a un violento attacco di febbre.

“Pittura austera, pittura di Castiglia, pittura della concentrazione, pittura pregna di luce interiore, dove lo spazio esiste per lo spazio, come l’arte esiste per l’arte. […] Velázquez è l’indice della bilancia della Spagna nel momento in cui la bilancia saliva più in alto e nei suoi piatti stava l’oro del Secolo d’oro. È l’equazione plastica reale e aurifera perfetta”(Ramón Gómez de la Serna, Don Diego Velazquez, 1943).

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