Il Diadema: tra gioiello storico e creazione moderna

di Fabio Strazzullo

Il Diadema (o Tiara) ha una storia millenaria al pari della Corona, eppure entrambi differiscono molto per aspetto e significato. Il termine deriva anch’esso dal greco διαδὴμα e dal latino diadema, col significato di “oggetto che cinge” (la testa). In origine, era formato da una fascia in tessuto che adornava il capo delle sole donne e sacerdoti, spesso impreziosita di ornamenti e pietre preziose, fino a divenire quello che è oggi un magnifico oggetto d’arte orafa. In epoca romana veniva usato dagli imperatori e oggi è ad uso esclusivo di donne d’alto rango o principesse in eventi specifici o mondani. A differenza della corona, però il diadema non ha alcun potere sovrano e tantomeno si trasmette tra successori per segnalare l’assunzione del potere.

Eppure a guardalo, colpisce particolarmente per il suo design elegante e raffinato, ma soprattutto sobrio ed essenziale. Alcuni di questi sono diventati famosi non tanto per la loro storia, ma per le donne che l’hanno indossato, rendendolo un oggetto sì bello, ma al tempo stesso unico. In questo articolo parlerò di dodici diademi celebri di donne altrettanto celebri tra passato e presente:
-Tiara Cameo: fa parte dei gioielli della corona di Svezia ed è uno dei più antichi. La prima ad indossarlo fu l’imperatrice di Francia Giuseppina di Beauharnais, come dono del marito Napoleone probabilmente nel 1809. Alla sua morte, il diadema passò alla figlia Ortensia, regina d’Olanda che a sua volta lo donò alla figlia Giuseppina di Leuchtenberg, regina di Svezia, dove oggi si trova. Il diadema si presenta con la tipica forma di una corona d’oro, sormontata da sette camei incorniciati da perline dorate. Quello centrale rappresenta la storia di Amore e Psiche
-Diadema della regina Vittoria: è considerato un pegno d’amore che Alberto, marito della regina d’Inghilterra Vittoria disegnò personalmente e donò lei in occasione del loro matrimonio celebrato nel 1840. Il gioiello, tempestato di diamanti montati in argento e zaffiri montati in oro, è stato valutato la bellezza di 5 milioni di sterline (poco meno di 6 milioni di euro). La regina amava così tanto questo diadema da indossarlo per il suo ritratto ufficiale. Dopo la prematura morte del marito, Vittoria cadde nello sconforto e decise di non fare più apparizioni in pubblico, ma dovette cambiare idea soltanto nel 1866 in occasione dell’apertura del parlamento, dove indossò non la solita corona, ma il diadema del marito come atto di devozione. In seguito passò nelle mani di Giorgio V, che lo donò a sua figlia Mary come dono di nozze e in seguito venduto a privati.
-Kokoshnik della regina Alessandra: venne donato alla futura regina d’Inghilterra Alessandra in occasione del suo matrimonio con Edoardo VII nel 1888. Il diadema è a frangia, ispirato a quello russo dell’imperatrice Maria Feodorovna, sorella di Alessandra. Infatti, le frange formano un Kokoshnik, tipico copricapo russo in tessuto. Fu realizzato dalla ditta Garrard di Londra ed è composto da 61 barre di platino contenenti 488 diamanti. il gioiello passò a Mary di Kent, che a sua volta lo donò alla nipote e futura regina, Elisabetta II.
-Tiara delle ragazze di Gran Bretagna e Irlanda: come si evince dal nome, il gioiello fu un regalo fatto con oltre 5.000 sterline dalle giovani ragazze inglesi ed irlandesi all’allora principessa Maria nel 1893. La donazione venne fatta tramite una delegazione capeggiata da lady Eve Greville e la realizzazione venne curata sempre dalla ditta Garrard di Londra. Nel 1947 la regina Mary diede questa tiara a Elisabetta II come regalo di matrimonio col principe Filippo. La tiara venne descritta per la prima volta da Leslie Field come “un festone a pergamena di diamanti sormontata da nove perle orientali e da un grande diamante alternato a due file di piccoli diamanti”. Anche se nel 1914, la regina Mary fece togliere la base e le perle orientali per sostituirle con diamanti. Soltanto nel 1969, la base venne nuovamente riposta.


-Tiara di Musy: fu realizzata per la regina Margherita di Savoia dagli orefici Musy di Torino con diamanti e perle nel 1904 in occasione della nascita del principe ereditario. La realizzazione finale è un vero e proprio capolavoro di oreficeria: la montatura disegnata a grandi volute incorporava entro un bordo di grossi diamanti taglio a brillante delle perle montate en tremblant, che potevano essere sostituite da grossi diamanti e da motivi a conchiglia sempre in diamanti. Inoltre, data la sua scomponibilità, è possibile indossarlo in ben otto varianti. La regina madre lo indossò nel dicembre di quell’anno per il battesimo del principe Umberto al Quirinale. In seguito lo lascerà in eredità al nipote che ne farà dono alla principessa Maria Josè del Belgio il giorno delle loro nozze. Maria Josè non amava i gioielli, ma questo fu l’unico che indossava in occasione di eventi e attualmente appartiene agli eredi Savoia.
-Tiara Khedivè: venne realizzata da Cartier nel 1904 e offerta nel 1905 come dono di nozze dal khedivè d’Egitto Abbas Helmi II alla principessa Margaret di Svezia per il suo amore verso il Cairo. È formata da sinuose volute in platino e brillanti. Dopo la morte di Margaret, il gioiello viene ereditato dalla figlia Ingrid che nel 1935 sposa il principe ereditario di Danimarca, il futuro re Federico IX. Da allora, è stato indossato da tutte le principesse di Danimarca per i loro matrimoni e per questo è considerato un simbolo d’amore.
-Lover’s Knot: detta anche “Tiara di Cambridge” e in italiano “Nodo d’Amore”, venne realizzata nel 1913 per la regina Mary di Kent. È famosa per essere stata indossata nel 1981 dalla principessa del Galles, Lady Diana Spencer ed è una copia (fatta da Garrard) di quella che indossava Augusta di Hesse, duchessa di Cambridge e nonna di Mary che la desiderava. È composta da 19 archi e 38 perle a forma di goccia, 19 delle quali sono appese come pendenti e altre 19 che fungono da montanti perlati rimovibili.
-Tiara Spencer: come da titolo, questo gioiello appartiene alla famiglia di Lady Diana e fu indossato da lei in occasione del suo matrimonio con Carlo nel 1981. Fu un regalo di nozze della nonna di Diana, Lady Cynthia Hamilton. È costituita da diversi elementi montati fra di loro, con la parte centrale del gioiello risalente al 1919, mentre le 4 volute di diamanti bianchi che riprendono il tema dell’elemento centrale risalgono invece al 1937 e si pensa che provengano da un altro appartenuto a Frances Manby, l’ultima viscontessa di Montagu.
-Fringe di Monaco: si tratta di un diadema a frange, di gran moda alla fine del XIX secolo, ispirato al copricapo tradizionale russo e diffuso dalle granduchesse Romanov. Fu un regalo di nozze fatto a Charlotte Grimaldi nel 1920 dal padre Luigi II di Monaco. Charlotte è l’unica che abbia indossato la preziosa creazione Cartier come diadema, mentre la nipote Carolina, figlia di Grace Kelly, la usa solo come collier nelle occasioni importanti.
-Halo: è un diadema disegnato e prodotto nel 1936 da Cartier, per poi essere acquistato da re Giorgio VI per la moglie Elisabetta. Ereditato poi da Elisabetta II nel 1944 per i suoi 18 anni, venne prestato a Kate Middleton in occasione del suo matrimonio nel 2001 col principe William. È composto da 739 diamanti in taglio di brillante e 149 diamanti in taglio di baguette.
-Tiara Bains de Mer: fu un dono di nozze da parte della società di Monaco Bains de Mer per la grande Grace Kelly, principessa di Monaco e icona di stile e glamour negli anni 50 e 60. Realizzata da Cartier, gli elementi centrali sono tre spille staccabili in diamanti e rubini rossi cabochon incastonati in oro e platino, inoltre il gioiello è indossabile anche come collana. I rubini ammontano a 49 carati e insieme ai diamanti richiamano i colori della bandiera del Principato di Monaco, conferendo quindi al gioiello un tocco patriottico.
-Arabic Scroll: è stato realizzato per Rania di Giordania nel 2005 dal suo gioielliere preferito Yan Sicard come dono del marito re Abd Allāh II ibn al-Husayn. È di dimensioni piuttosto ridotte formato da 1.300 diamanti incastonati in oro bianco e uno in cima di 20 carati. Oltre a trasformarsi in bracciale, se guardato attentamente, il diadema presenta l’intreccio che forma una scritta araba.

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BIBLIOGRAFIA

-Enciclopedia Treccani
-Sito Vogue
-‘Abbās Hilmī, The Last Khedive of Egypt: Memoirs of Abbas Hilmi II, Amira El Azhary Sonbol 1998
-Geoffrey C. Munn, Tiaras: A History of Splendour, Antique Collectors’ Club 2001
-Maria Gabriella Di Savoia, Stefano Papi, Gioielli di Casa Savoia, Electa 2002
-Marcia Pointon, Brilliant Effects: A Cultural History of Gem Stones and Jewellery, Yale University Press for the Paul Mellon Centre for Studies in British Art, 2009
-Chopra, Jarat. “Tanganyika Diamond Presented to Princess Elizabeth,” Old Africa, No. 21, 2009
-Stephen Gundle, Glamour: a history, OUP Oxford; Reprint edizione 2009
-Nicol Degli Innocenti, “Il diadema della Regina Vittoria è un gioiello storico, Londra blocca la vendita all’estero” in Il Sole 24 ore Moda 24 (24 agosto 2016)

 
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