Dentro l’opera: la “Fanciulla con turbante” di Jan Vermeer

di Laura Corchia

La bocca sensualmente dischiusa, lo sguardo che si posa sull’osservatore, l’ovale perfetto del volto incorniciato da un turbante di foggia orientale, la grossa perla che riflette la luce e che fa eco al bianco colletto della veste giallo ocra: è la Ragazza con turbante dipinta da Jan Vermeer nel 1665.

Soprannominata da alcuni “la Monna Lisa inglese”, questa ignota ragazza dallo sguardo languido e carezzevole non manca di suscitare grande meraviglia in chiunque la osservi e invita, quasi immediatamente, ad interrogarsi circa la sua identità.

Jan Vermeer, Ragazza con turbante

Jan Vermeer, Ragazza con turbante, 1665

Una modella? Una fanciulla posta al servizio della casa? La figlia Maria? Non è dato sapersi. Potrebbe trattarsi di una tronie, ovvero una modella ritratta con costumi esotici, utilizzata per raffigurare personaggi storici e biblici. Sappiamo, infatti, che un inventario stilato nel 1676 riporta, tra i beni di famiglia, due “tronien dipinte alla maniera turca”.

La ragazza dipinta da Vermeer è colta di tre quarti, con le labbra socchiuse ed uno sguardo illuminato dalla luce proveniente da sinistra. Indossa un abito giallo e un turbante azzurro, da cui scende una fascia. Il nostro sguardo è immediatamente catturato dalla grossa perla, la cui opalescenza è resa con un virtuosismo tecnico davvero sorprendente. Il bel ritratto emerge da un fondo scuro uniforme e colpisce per i riverberi luminosi che insistono negli occhi dell’ignota fanciulla e sul labbro inferiore. Analizzando la tecnica esecutiva, ci si accorge che, rispetto al volto, l’abito è reso con pennellate più ampie e sommarie, come se Vermeer volesse suggerirci di non indugiare su di esso, ma di concentrarci su quello sguardo vivo ed immediato.

Per indagare sulla sua identità dobbiamo concentrarci sugli elementi caratterizzanti: ossia il grosso orecchino e il turbante. La perla presenta dimensioni davvero ragguardevoli e, se pensiamo che all’epoca non erano diffuse le perle coltivate, dobbiamo per forza ipotizzare che si tratti di una finta perla di vetro, alternativa meno costosa e quindi più accessibile. Il turbante, invece, non faceva parte dell’abbigliamento delle ragazze olandesi. Partendo da queste considerazioni, è plausibile pensare che davvero si tratti di una tronie, una sottocategoria della ritrattistica a metà strada tra il ritratto di costume e il quadro di storia. Si potrebbe dunque trattare di un volto idealizzato dall’artista stesso. Ma questi elementi non risolvono il mistero che aleggia attorno a questo noto dipinto del maestro olandese.

Nonostante la sua sconosciuta identità, questa ragazza non manca di incantare con il suo sguardo magnetico e con la sua fresca bellezza. Impossibile pensare ad un semplice ritratto scaturito dalla fantasia del pittore. Ci piace piuttosto immaginare che la Ragazza con l’orecchino di perla sia esistita davvero, che abbia respirato l’aria di Delft e che, di quella piccola cittadina olandese, ne abbia percorso le strade, fino a trovare la propria.

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