Dentro l’opera: Il David di Gian Lorenzo Bernini. La tensione prima dell’azione imminente

di Fabio Strazzullo 

“La bellissima faccia di questa figura, che egli ritrasse dal proprio volto suo, con una gagliarda increspatura di ciglia all’ingiù, una terribile fissazione d’occhi, e col mordersi colla mandibula superiore tutto il labbro di sotto, fa vedere maravigliosamente espresso il giusto sdegno del giovane Israelita, nell’atto di voler con la frombola pigliar la mira alla fronte del Gigante Filisteo; né dissimile risoluzione, spirito, e forza si scorge in tutte le altre parti di quel corpo, al quale, per andar di pari col vero, altro non mancava, che il moto.”

Con queste parole, lo storico Filippo Baldinucci descrisse il David di Gian Lorenzo Bernini dopo averlo visto per la prima volta. L’opera venne commissionata nel 1623 dal cardinal Alessandro Montalto per la sua Villa di Montalto, ma morto, la commissione passò subito nelle mani del cardinal Scipione Borghese che la inserì al pianterreno della sua Villa, oggi Galleria Borghese. Bernini, che per lo stesso cardinale era impegnato fin dal 1622 con la celebre statua Apollo e Dafne, dovette sospendere il lavoro per dedicarsi al David, che secondo le fonti terminò in soli sette mesi. La statua riprende la figura del Polifemo nel Polifemo che uccide Aci dipinto da Annibale Carracci sul soffitto di Palazzo Farnese a Roma. Per il suo David, Bernini scelse un momento diverso dell’iconografia tradizionale e cioè la tensione prima dell’azione imminente. David è completamente nudo, spogliato della pesante armatura, e si prepara a regolare la fionda. Il volto, in cui Bernini ritrae sé stesso, è tutto contratto come se stesse raccogliendo tutte le energie necessarie per scagliare la pietra con le braccia allungate all’indietro, mentre lo sguardo è fortemente teso verso il bersaglio, che come ricordiamo era il gigante Golia.

Ma qui il gigante non compare e nel suo caso, il punto di vista principale è posto esattamente sull’asse centrale tra la figura e il livello dell’occhio di una persona di media altezza. Bernini, in qualche modo ha voluto oltrepassare il confine tra la figura di pietra e lo spazio in cui noi viviamo e ci muoviamo. Dunque, è come se in un certo senso lo spettatore fosse Golia e quindi il bersaglio del David. L’espressione del volto implica, inoltre studi fisiognomici allo specchio e ne abbiamo conferma dallo stesso Baldinucci che scrive “ed è cosa notabile, che mentre egli la stava lavorando, a somiglianza di sé medesimo, lo stesso Cardinal Maffeo Barberino volle più volte trovarsi nella sua stanza, e di sua propria mano tenergli lo specchio”.

Le tracce di non finito sulla schiena e una porzione mancante sul tallone del piede sinistro (rimessa dopo i restauri) fanno supporre che la statua fosse accostata al muro. E infatti, una volta conclusa, la statua venne collocata all’epoca del cardinal Borghese nella Stanza del Seneca (attuale sala I) della Galleria. Il suo posto era al centro della parete adiacente al salone d’ingresso, offrendo così il lato sinistro, il punto di vista privilegiato da Bernini, al visitatore che accedeva alla sala direttamente dal portico, attraverso un accesso oggi chiuso.

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Bibliografia consultata:
-F. Baldinucci, Vita del cav. Gio. Lorenzo Bernino, scultore, architetto, pittore, Firenze, Vincenzo Vangelisti, 1682;
-R. Wittkower, Bernini. Lo scultore del Barocco romano, Milano 1990, p. 14;
-M. Minozzi, David in Bernini, catalogo della mostra a cura di A. Bacchi e A. Coliva, Roma 2017, pp. 170-174

 
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